15/06/2026
Calo del turismo a Tenerife? Ovvio! Qualcuno si è montato la testa...
Riceviamo & volentieri pubblichiamo, ma con una premessa: quanto espresso rispecchia l'opinione dell'autore, e non di Diario Tenerife. Valutiamo l'articolo interessante, ma a tratti ci sembra esagerato e troppo generalizzante. Tuttavia, rispettiamo le opinioni di tutti e crediamo che queste considerazioni rappresentino un buon punto di partenza per aprire un dibattito.
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Chi vive a Tenerife e lavora nel turismo lo sa bene. Tra aprile e maggio si è registrato un calo evidente delle presenze, confermato anche dai dati statistici: aprile 2026 ha chiuso a -9% rispetto ad aprile 2025, e i numeri di maggio potrebbero essere ancora più pesanti. La causa è stata attribuita alla difficile situazione internazionale in Medio Oriente e all’aumento del costo della benzina. Ma qualcosa non torna: mentre a Tenerife e Gran Canaria si è registrato un calo, altre isole non lo hanno subito. E nella pen*sola sp****la, addirittura, le presenze sono aumentate.
Il turismo a Tenerife c’è sempre stato, ma negli ultimi anni si è verificato un vero e proprio boom, come dimostrano i record di presenze progressivamente superati. Un boom dovuto al fatto che a Tenerife si stava bene e si spendeva il giusto. Le case vacanza avevano prezzi accessibili, si poteva cenare fuori senza spendere cifre esagerate, molti luoghi turistici erano gratuiti e chi tornava a casa dalle ferie lo faceva soddisfatto, parlando bene dell’isola. Un passaparola positivo che attirava nuovi visitatori.
Poi, come spesso accade, qualcosa cambia. Anziché valorizzare questo equilibrio, subentra una mentalità diversa: non basta più guadagnare, si vuole straguadagnare. I prezzi delle case vacanza sono aumentati, così come quelli degli hotel. I ristoranti tipici canari, semplici, spartani ma convenienti, hanno chiuso e lasciato spazio a locali moderni, pieni di luci e design, ma con prezzi più alti e una qualità turistica. Chi se ne frega della qualità, “tanto sono turisti e non tornano”, sembra essere diventata la logica dominante.
È una dinamica già vista in Italia e in molte altre destinazioni dove il turismo esplode, da alcune isole greche fino all’Albania. Di fatto, vengono meno proprio quei fattori che avevano decretato il successo della destinazione.
Di conseguenza, le recensioni iniziano a cambiare tono: da positive diventano sempre più critiche, sia sui social che nel passaparola diretto. Perché è semplice: chi paga di più si aspetta un servizio adeguato. Quando una casa vacanza a Los Cristianos costava 50 euro al giorno, certe mancanze potevano essere tollerate; ma se il prezzo sale a 120 euro, il livello del servizio deve essere coerente. Altrimenti si crea una bolla destinata prima o poi a sgonfiarsi, con effetti negativi per tutti.
Lo stesso vale per i ristoranti. Alcuni locali “buoni”, ma non eccellenti, hanno aumentato i prezzi sull’onda del grande afflusso, montandosi la testa. Cuochi validi si sono sentiti improvvisamente grandi chef, senza rendersi conto che lavoravano tanto anche grazie ai prezzi competitivi e all’elevata presenza turistica. Ma un piatto che un cliente paga volentieri 10 euro, non è detto che lo paghi 14: a quel prezzo, magari, trova di meglio.
Basta dare un’occhiata ai gruppi Facebook — italiani, inglesi, francesi, tedeschi — per notare come aumentino le lamentele sul cambiamento in negativo. Iniziano a circolare anche scontrini “salati”, proprio come accade in Italia. È vero che un turista inglese è abituato a pagare 8-10 euro per una birra nel proprio paese, ma sa benissimo che qui costava 2 euro: trovarsi a pagarne 5 genera la sensazione di essere preso per un pollo da spennare.
I turisti tedeschi, tra quelli che sono calati di più rispetto all’anno scorso, sono inoltre molto sensibili ai temi ambientali. Le proteste registrate negli ultimi mesi, insieme ad articoli di testate internazionali che sconsigliano le Canarie come destinazione, hanno spinto molti a valutare alternative come Capo Verde, Egitto, Tunisia o Marocco.
Gli inglesi, invece, segnalano sempre più frequentemente episodi di furti. Essendo turisti ad alta capacità di spesa, diventano anche i principali bersagli di ladri e borseggiatori. Nei gruppi Facebook dedicati, le segnalazioni e le esperienze negative sono ormai numerose e ben documentate.
Sempre più persone che per anni hanno scelto Tenerife per svernare stanno iniziando a rinunciare. Oggi si chiedono anche 3.000 euro al mese per appartamenti modesti, spesso con pareti sottili e poco isolamento, che fino a pochi anni fa si affittavano a 1.500 euro. Immobili che una decina d’anni fa si acquistavano a 50.000 euro. E poi ci si sorprende se le presenze calano?
Serve una riflessione seria, altrimenti il calo continuerà — e sarà ancora più marcato. Nel frattempo si introducono anche nuovi costi, come l’accesso a Masca o ai sentieri del Teide, e si parla persino di far pagare l’ingresso a luoghi naturali. Ma così si rischia di compromettere definitivamente l’attrattività dell’isola. È il momento di fermarsi e rivedere la rotta. Ma forse qualcuno vuole proprio questo: dicono di voler ridurre il turismo di massa, credo che siano proprio sulla strada giusta.
Davide per Diario Tenerife