B&B Sandro Pertini con Bistrò - Acri

B&B Sandro Pertini con Bistrò - Acri ...il viaggio é l'unica cosa che compri e che ti rende più ricco. Il nostro B&B è collocato nel centro del paese. "Bed and Breakfast - Sandro Pertini." è

"bed and breakfast - Sandro Pertini." è una residenza elegante e unica nell’originalità del suo stile. La nostra struttura è la location ideale per tutte le famiglie in viaggio che qui si sentiranno come a casa propria, soggiorni di lavoro, per chi desidera riposarsi e rigenerarsi. REGOLAMENTO DEL BED AND BREAKFAST

CHEK-IN • Salvo necessità particolari dei nostri ospiti, la consegna delle st

anze è prevista tra le 15:30 e le 19:00, Vi preghiamo comunque di comunicare l'orario previsto di arrivo almeno nella mattinata del giorno dell'arrivo stesso al seguente Cell: +39 3408661609.
• I signori Clienti sono invitati, al momento dell’arrivo, a fornire un documento di
riconoscimento valido per la compilazione della scheda di P.S. e di regolarizzare nel contempo il pagamento del soggiorno prenotato.
• Il prezzo pattuito per il soggiorno nel nostro B&B Sandro Pertini – Prima Categoria 4**** -comprende l'uso della stanza e del bagno, la prima colazione, la fornitura di asciugamani e lenzuola, l'uso della tv led Hdi, la wi-fi, la cassaforte, il minibar e dei condizionatori d'aria/pompe di calore nonchè l'uso di tutti gli accessori bagno. Il cambio biancheria straordinario non è incluso nel prezzo, come le pulizie straordinarie (prenotabili e con supplemento). - NB - Per periodi di soggiorno superiori a 2 gg il cambio della biancheria sarà predisposto due volte alla settimana (salvo diversa richiesta del cliente con applicazione di supplemento) -
• Per l’entrata e l’uscita dalla struttura non ci sono orari da rispettare, gli ospiti potranno uscire e rientrare a loro piacere.
• All’interno del Bed & Breakfast, solo per motivi igienici e per eventuali allergie da parte di altri clienti, non sono ammessi animali (salvo diverso accordo).
• Non è altresì permesso, per motivi di Pubblica Sicurezza, agli ospiti di far accedere altre persone all’interno del Bed & Breakfast in qualsiasi orario. CHEK-OUT • Si rammenta che, il giorno della partenza, le camere vanno lasciate libere entro le ore 10:00 per permettere la pulizia e la consegna ai nuovi arrivi, un ritardo comporterà l'addebito di un ulteriore notte.
• Le camere e il bagno di norma dovranno essere lasciati liberi entro le ore 10:00 per permettere il riassetto e la pulizia quotidiana, si prega di disporre i propri effetti personali in modo da consentirle facilmente. Oltre detti orari non viene assicurata la pulizia giornaliera. Si raccomanda un uso corretto e civile dei servizi igienici e di tutti gli altri servizi, evitando di gettare alcunché nel W.C. (si prega vivamente di usare gli appositi cestini).
• All'interno della camera da letto o del bagno troverete tutto ciò di cui avete bisogno: coperte, cuscini e materassi memory foam, asciugamani, prodotti per l'igiene personale, etc. Per qualsiasi altra necessità non esitate a chiedere, faremo il possibile per accontentarVi. COLAZIONE • La colazione viene servita all'orario concordato il giorno precedente, comunque tra le ore 8:00 e le 9:30 (su prenotazione anche con servizio in camera). Gli ospiti sono pregati di comunicare al loro arrivo le bevande preferite (a scelta tra latte, caffé, orzo, the, cioccolato, cappuccino, spremuta e/o altro). In tavola eo in convenzione con la Caffetteria gelateria il Cantagalli, gli ospiti troveranno: cornetti, brioche, crostate, ed altri prodotti dolciari tipici a scelta del cliente. Vi preghiamo di segnalarci eventuali intolleranze ed allergie alimentari note. NB – E’ prevista colazione VEGANA con latte di soya e specifica per celiaci.
• Nelle camere è sempre proibito preparare e consumare pasti. E’ altresì proibito l’uso della cucina e delle stoviglie salvo particolari accordi. TARIFFE • comprensive di prima colazione
Alta stagione 70,00 € a persona
Bassa stagione 40,00 € a persona. Camera uso singolo 70,00 €
Camera uso matrimoniale 100,00 €
Camera tripla 40,00 € a persona
Camera quadrupla 35,00 € a persona
Ospiti per periodi di soggiorno continuativo pari o superiore a 10 giorni riduzione del 10% sulla tariffa - Bambini al di sotto dei 12 anni riduzione del 30% sulle tariffe

19/05/2026

Cosa farò dopo?

Leggerò i miei libri, scriverò le mie Storie, berrò caffè, ascolterò musica e lascerò la porta sempre aperta…
Qualcuno prima o poi arriverà, tornerà

Storie…

06/05/2026

🌿🚴‍♀️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗮𝘃𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗻 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗶𝗰𝗹𝗼𝘃𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗖𝗶𝗰𝗹𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗖𝗮𝘀𝗼! ✨

Le Cicliste per caso stanno per rimettersi in viaggio… e la meta è per la terza volta la sorprendente e autentica Calabria.
Un gruppo di donne, biciclette in bikepacking, cariche di sogni e gambe pronte a spingere: dal 𝗱𝗮𝗹 𝟳 𝗮𝗹 𝟭𝟳 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 prende vita una nuova avventura sulla Ciclovia dei Parchi🌳

Undici giorni, 593 km, oltre 10.000 metri di dislivello: numeri che raccontano la sfida, ma non bastano a descrivere la magia. Perché qui ogni pedalata è libertà, ogni salita è conquista, ogni discesa è un sorriso che corre veloce. 🚴‍♀️💨

Tra Pollino, Sila, Serre e Aspromonte, le strade si fanno silenziose e panorami immensi accompagnano il viaggio. Borghi autentici, accoglienza calda, volti e storie che restano. È anche per questo che 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂' 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗖𝗶𝗰𝗹𝗼𝘃𝗶𝗮: per sentirsi al sicuro, accolte, parte di qualcosa di vero. 💚

Si condividerà la fatica, si riderà, e la sera si cercherà il meritato riposo ma non prima di aver brindato con i sapori genuini di una Calabria da scoprire🌱🏡

𝗡𝗼𝗻 𝗲' 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘂𝗻 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼🚴‍♀️
𝗘' 𝘂𝗻’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲, 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮, 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮🌄

E questa volta, la Calabria sarà il palcoscenico di una nuova, indimenticabile storia tutta al femminile. ✨

02/05/2026

“…Delia cara, al primo Maggio hai sbagliato, e in modo grave.

Sostituire, nella canzone partigiana per eccellenza, la parola “partigiano” con “essere umano” non è un gesto inclusivo: è uno svuotamento di senso, è una banalizzazione, è un errore culturale prima ancora che politico.

“Partigiano” non esclude nessuno. Al contrario: definisce, prende posizione, indica da che parte si sta.

Ed è proprio questo il punto.

L’inclusività che cancella le parole scomode non è inclusività, è neutralizzazione.
È togliere forza, storia, significato.

Davvero pensi che quella parola abbia bisogno di essere corretta? Davvero credi che sia più giusto renderla generica, innocua, indistinta?

Gli ucraini che resistono comunque sia la causa a un’invasione non sono forse partigiani?
I palestinesi che restano sulla loro terra non lo sono?

Bella Ciao la cantano in Cile, in Kurdistan, in Iran, a Hong Kong, in Ucraina, in Palestina. Ovunque nel mondo. Come inno di libertà…

La cantano in italiano. Ovunque. Anche chi l'italiano non lo parla.

E sapete qual è la parola che nessuno, in nessun angolo del mondo, ha mai pensato di cambiare?

Partigiano.

Perché Bella Ciao è diventata l'inno universale della libertà proprio grazie a quella parola lì. Non a dispetto. Grazie.

Partigiano è chi sceglie da che parte stare quando stare in mezzo significa essere complice.

Partigiano è chi imbraccia un fucile contro chi viene a casa tua a portarti via i figli.

Partigiano è chi a vent'anni sale in montagna mentre gli altri abbassano la testa.

Partigiano è una parola che pesa.

E oggi, sul palco del Concertone del Primo Maggio, davanti a Piazza San Giovanni e a milioni di italiani, Delia ha cantato Bella Ciao sostituendo "partigiano" con "essere umano". Per "allargare il messaggio", ha spiegato. Per renderlo "universale".

Cara Delia, il messaggio era già universale. Lo è da ottant'anni.

Lo cantano in Iran le ragazze che si tagliano i capelli per protesta.
Lo cantavano a Santiago contro Pinochet.
Lo cantano i curdi.
Lo cantano a Gaza.

Tutti loro tengono dentro la parola partigiano. Perché sanno cosa significa.

Tu invece, sul palco più importante del Primo Maggio italiano, l'hai tolta e l'hai sostituita con una formula innocua, che non disturba nessuno.

Esattamente l'opposto di cosa è stata, di cosa è, di cosa deve restare Bella Ciao.

Una canzone che non chiede di volersi bene. Chiede di scegliere.

E partigiano resta partigiano. In ogni Paese del mondo, in ogni piazza del mondo, in ogni bocca del mondo.

Anche quando in Italia (!) qualcuno prova a cancellarlo.

Chiunque, nel mondo, si opponga a un’ingiustizia, scegliendo di non piegarsi, non è forse un partigiano?

“Partigiano” è una parola che vive proprio perché divide: tra chi resiste e chi opprime, tra chi sceglie e chi subisce. Cancellarla significa cancellare quella scelta.

Puoi rifugiarti nell’idea di aver voluto includere tutti. Ma qui non si tratta di includere: si tratta di avere il coraggio di stare da una parte.

Hai avuto un palco enorme, e hai fatto una scelta piccola.
Se c’è ancora consapevolezza, non difendere questa decisione. Ammetti l’errore. Chiedi scusa.

Non per formalità, ma per rispetto verso una storia che non ti appartiene solo come interprete, ma come eredità collettiva.

E la prossima volta, canta quel verso senza paura, senza modificarlo, senza addolcirlo:
“o partigiano, portami via”.
Perché quella parola non ha bisogno di essere resa inclusiva. Ha bisogno di essere capita. Custodita. Salvaguardata. Amplificata. Mai cambiata.”



Storie…

28/04/2026

Quello che stiamo vivendo nel settore dell’ospitalità non è una crisi ciclica, ma un collasso strutturale.
E l’aumento sproporzionato di ristoranti e hotel è uno dei fattori chiave,

Quarant’anni fa ristoranti e hotel erano una risposta a un bisogno reale. Esistevano perché servivano, perché c’era una domanda concreta, perché mangiare fuori o dormire fuori casa era un gesto non quotidiano ma scelto. Aprire un locale era un atto raro, ponderato, spesso l’ultimo gradino di un percorso lungo anni. Non bastava l’entusiasmo, servivano mestiere, capitale, reputazione e soprattutto tempo.

Poi qualcosa si è incrinato lentamente, quasi senza far rumore. Il ristorante ha smesso di essere una conseguenza ed è diventato una scorciatoia. Un simbolo di status, un piano B occupazionale, un’operazione immobiliare mascherata, un sogno televisivo. L’hotel ha perso la sua funzione originaria e si è trasformato in un prodotto replicabile all’infinito. Ogni casa è diventata un B&B, ogni borgo una destinazione, ogni strada un distretto gastronomico autoproclamato.

In pochi decenni l’offerta è triplicata. La domanda no.
E qui nasce il buco nero.

Non è una crisi improvvisa, non è colpa di una stagione sbagliata o di un evento isolato. È una distorsione strutturale. Troppi locali che inseguono gli stessi clienti, negli stessi giorni, con gli stessi menù, gli stessi prezzi compressi, la stessa disperazione silenziosa. Quando l’offerta supera di molto la domanda, non vince il migliore. Sopravvive chi resiste più a lungo alla fame, chi abbassa di più i costi, chi sfrutta di più il lavoro, chi rinuncia alla qualità prima degli altri.

Il valore crolla. Il prezzo diventa l’unica leva. Il margine scompare. Il personale scappa. I fornitori soffocano. I clienti si abituano a pagare poco e a pretendere tutto. Il ristorante smette di essere un luogo di cultura e diventa una trincea. L’hotel non è più accoglienza ma occupazione forzata di metri quadri.

Abbiamo confuso il turismo con l’apertura indiscriminata, l’imprenditoria con l’improvvisazione, la passione con l’auto-sfruttamento. Abbiamo raccontato che “se aprono tutti allora funziona”, senza mai chiederci per chi. Funziona per i costruttori, per le piattaforme, per chi vende corsi e consulenze lampo. Non per chi cucina dodici ore al giorno, non per chi serve in sala, non per chi prova a fare ospitalità vera.

Il risultato è un’ecatombe lenta e continua. Locali che aprono stanchi e chiudono esausti. Professionisti che abbandonano il mestiere. Giovani che entrano pieni di entusiasmo e ne escono svuotati. Un settore che divora se stesso perché ha perso il senso del limite.

Il buco nero dell’ospitalità nasce qui.

Non dalla mancanza di talento, ma dall’eccesso di tutto il resto. Quando il numero supera il significato, quando la quantità cancella la visione, quando aprire diventa più facile che restare aperti con dignità, allora non siamo più davanti a un mercato.

Siamo davanti a un collasso evidente
ma ancora non lo ammettiamo.

27/04/2026

La psicologia dell’ospite è uno degli aspetti più sottovalutati ma più rivelatori della ristorazione. Il modo in cui una persona mangia, occupa lo spazio, interagisce con il personale e tratta la mise en place racconta molto più di quanto sembri: parla di educazione emotiva, consapevolezza sociale, rapporto con il potere e con il denaro, persino del grado di pace o conflitto interiore.

Osservare un ospite a tavola è come leggere un micro–trattato di antropologia applicata.

Il tavolo come specchio dell’anima

Il tavolo è un territorio temporaneo.
Alcuni lo abitano con rispetto, altri lo conquistano.

• Chi sporca, scompone, sposta tutto, accumula piatti, briciole, posate come se il disordine fosse un diritto, spesso vive il ristorante come luogo di sfogo: “pago, quindi posso”.

• La mise en place viene inconsciamente “sfidata”: tovaglioli stropicciati, posate gettate, bicchieri spostati senza cura.
È un atto di dominio, non di distrazione.

Al contrario:

• L’ospite empatico e consapevole mantiene un ordine naturale, anche nel disordine inevitabile del pasto.

• Non per rigidità, ma per rispetto dello spazio condiviso e del lavoro altrui.

Il rapporto con le risorse umane:
chi sei quando non “conti”

Il modo in cui un ospite tratta il personale di sala è forse l’indicatore più potente.

• Maleducazione, boriosità, richieste inutilmente complicate, tono imperativo: spesso non è vera sicurezza, ma insicurezza travestita da controllo.

• Chi si sente piccolo tende a ingrandirsi dove può farlo senza conseguenze.

Molti ospiti:

• Non guardano negli occhi
• Non ringraziano
• Parlano al cameriere come
a un’interfaccia, non a una persona

Eppure, una minoranza preziosa:

• Usa il nome, se lo conosce
• Ascolta
• Ringrazia sinceramente
• Comprende il limite umano
prima ancora di quello professionale

Questi ospiti non sono “più buoni”:
sono più presenti.

Il cibo come proiezione emotiva

C’è chi mangia con voracità, chi con diffidenza,
chi con noia, chi con sacralità.

• L’ospite che assaggia distrattamente, guarda il telefono, non ascolta il piatto, spesso non è lì per nutrirsi ma per riempire un vuoto.

• Chi giudica prima di assaggiare, chi confronta ossessivamente, chi cerca l’errore: non sta dialogando col cibo, sta cercando conferme al proprio ego.

L’ospite empatico invece:

• Ascolta il racconto
• Assaggia in silenzio
• Lascia spazio al piatto

Non ha bisogno di dominare l’esperienza,
la attraversa.

Perché la maggioranza appare sporca,
pretenziosa, disattenta?

Perché il ristorante, oggi, è spesso vissuto come:

• Valvola di sfogo
• Palcoscenico sociale
• Luogo di compensazione

In una società stanca, frustrata, iperstimolata:

• Il pasto non è più rito
• Il personale non è più visto come umano
• Il tavolo non è più spazio sacro

La consapevolezza è minoranza, sempre.

Il compito invisibile del ristoratore evoluto

Chi lavora nella ristorazione ad alto livello – soprattutto chi ha una visione etica, vegetale, identitaria come la tua – non serve solo cibo.

Fa educazione silenziosa.

• Attraverso la mise en place
• Attraverso il tono della sala
• Attraverso la coerenza del gesto

Non per “addomesticare” l’ospite,
ma per invitarlo a salire di livello.

Alcuni non lo faranno mai.
Ma quella piccola parte empatica e rispettosa riconosce immediatamente il valore.
Ed è quella parte che costruisce comunità, non solo fatturato.

“Ma come si dice grazie in latino?”Gratias tibi ago.Che poi, letteralmente, è una cosa bellissima.Non vuol dire semplice...
26/04/2026

“Ma come si dice grazie in latino?”

Gratias tibi ago.

Che poi, letteralmente, è una cosa bellissima.

Non vuol dire semplicemente “grazie”. Vuol dire: ti porto gratitudine...

Come se la gratitudine non fosse solo una parola da dire al volo, tra una notifica e l’altra, ma una cosa da prendere in mano e consegnare.

E allora oggi la consegno. La consegno a questo signore: Remo Adimari per la stima e l’affetto dimostrato un giorno di festa, il 25 Aprile. Grazie per la simpatia e per tutto quanto hai fatto e raccontato.

Grazie a chi, in questi anni, mi ha seguito qui, al lavoro, anzi ai lavori, sul blog personale delle mie storie, a casa.
Grazie a mia moglie a mia figlia.
Grazie agli amici veri. Al mio staff, tutto. Presente passato e… chi lo sa …futuro.
Grazie alla mia amica Antonella
Grazie a Zara che mi ha insegnato tanto.

Col tempo ho imparato a riconoscere i nomi.
A volte perfino lo stile delle risposte. I comportamenti. L’agire.

Lo so, non sono semplicissimo da capire. Me ne farò una ragione. Ad averne…

Ogni tanto mi prendono i cinque minuti e mi incazzo e, sparisco. E’ una difesa, per non fare dei danni. Per non fare male…
Non a caso questo mio modo di essere, prima, aveva un altro nome e raccontava altre mille storie.

Ma io sono così. Vero. Eretico. Autentico. Leale. Sincero.

Adesso però, sono stanco.

“Qualcuno” si è stancato.
Qualcuno si è offeso magari pure a ragione.
Qualcuno è arrivato dopo.
Qualcuno è andato.
Qualcuno è stato accompagnato…
Qualcuno è rimasto.
Qualcuno è tornato.
Qualcuno non ci è mai stato, magari si è solo dato.

E questo, per me, non è poco.

E allora gratias vobis ago.

A chi legge e commenta.
A chi legge e basta.
A chi critica tanto per…
A chi lascia un sorriso.
A chi passa, guarda, scruta e se ne va senza lasciare traccia.
A chi spia dal buco della serratura digitale o no. I nuovi disagiati mentali, veri psicopatici.

A chi c’era dall’inizio.
A chi è arrivato dopo.
A chi ogni tanto sparisce e poi ritorna, che almeno su questo ci capiamo benissimo.
A chi magari non è sempre d’accordo, ma resta lo stesso.
Grazie anche agli ingrati. Ci sta tutto in questo mondo mediocre.

Gratias vobis ago.

Storie…

Indirizzo

Corso Sandro Pertini 55 (navigatore Auto Via G. Amendola 126)
Acri
87041

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