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La storia di Aljama da cui prende del b&b.
27/09/2025

La storia di Aljama da cui prende del b&b.

🔯 La Comunità Ebraica di Agrigento nel Medioevo 🕎

Nel 1476, Salomone de Anello, mercante, prestatore e leader dell'aljama di Agrigento, costituisce una rendita di 100 fiorini per aprire una scuola talmudica, un'accademia sia per gli ebrei della città che per quelli di altre terre.

L'Aljama era innanzitutto luogo di riunione e preghiera, ma anche di apprendimento: qui i bambini studiavano la Torah sotto la guida del rabbino, già dall'età di sei anni. Inoltre era il fulcro della vita quotidiana e talvolta anche commerciale della comunità mentre la scuola Talmudica era l'insegnamento del Talmud, un complesso di scritti che regola la vita delle comunità ebraiche che vivono in qualunque località.

Sulla storia della comunità ebraica di Agrigento nel Medioevo esistono ricerche specifiche, probabilmente anche a causa dell'esiguità delle fonti notarili. La presenza nel XIII secolo di un intellettuale ebreo, Farag de Girgenti, traduttore ufficiale di re Carlo D'Angiò, lascia pensare a un contesto economicamente e culturalmente vivace.

In questa sede possiamo fornire solo informazioni limitate su quella che nel XV secolo doveva essere una delle famiglie ebraiche economicamente e culturalmente più rappresentative della comunità agrigentina, la famiglia Iuni o de Anello.

Il caricatore (porto) di Agrigento e quello contiguo di Siculiana, nel XIV e XV secolo, consentono possibilità di ascesa sociale al ceto dei mercanti ebrei che, sul modello dei senesi, pisani e toscani presenti fin dall'epoca di Federico II, riescono a sfruttare la produzione e commercializzazione del grano siciliano, soprattutto quando in altre parti del bacino mediterraneo si fa pressante la richiesta di cereali, realizzando investimenti fruttuosi e consistenti. È il caso del nucleo familiare degli ebrei de Anello che, insieme ai membri della famiglia Simone o Simuni, si inserisce con efficacia nel baratto tipico del mercato siciliano, grano contro panni.

Le notizie sulla famiglia de Anello, il cui cognome ebraico doveva essere Iuni o Juni (dall'ebraico Yona), provengono da documenti ufficiali e dall'unico volume di atti notarili risalente al XV secolo conservato presso l'Archivio di Stato di Agrigento, quello del notaio Antonino Carmina. I contratti relativi al 1470 si riferiscono per la maggior parte a transazioni economiche effettuate proprio dai de Anello, spesso per conto e come intermediari dei magnifici Matteo Pujades e Federico de Montaperto, governatore degli ebrei di Agrigento. La documentazione così frammentaria non consente di ricostruire un vero e proprio albero genealogico della famiglia.

Il primo esponente di cui si ha notizia è tale Salomone Iuni, menzionato esclusivamente con la forma ebraica del cognome Iuni, che in un contratto notarile rogato a Palermo nel 1390, riceve da un correligionario un deposito di 18 onze in accomenda da investire ad Agrigento nell'acquisto di cuoio.

Negli anni '30 del XV secolo compare nella documentazione tale Ginyu de Anello, che partecipa, insieme ai membri dell'aljama agrigentina, a un prestito di 10 onze alla Corona. I de Anello commerciano ogni genere di prodotti ma, in particolare, grano, panni e animali che allevano direttamente nelle loro masserie. I conti del Maestro Portulano, conservati a Palermo, registrano, tra gli altri, i prelievi di Manuele de Anello dal caricatore di Agrigento.

Negli anni '60 e '70 è attestata l'attività dell'esponente della famiglia su cui siamo meglio informati: Salomone de Anello.

I capitali provenienti dal commercio vengono dai de Anello reinvestiti in attività di prestito a interesse, spesso camuffate attraverso contratti di vendita. Le operazioni finanziarie in proprio o in rappresentanza di Federico de Montaperto vengono effettuate da Xangueli o Xamuel, che in un documento viene definito magister e nel 1469 ricopre la carica di proto dell'aljama agrigentina, mentre Salomone, zio di Xangueli, si occupa prevalentemente dell'esportazione di grano e del commercio dei panni.

Quest'ultimo figura in un contratto come socio del notaio Matteo de Blanco, anche se non sono chiari i termini della società e il tipo di affari. Anzi, si parla di conti reciproci e di un'onza dovuta al de Anello, più 15 tarì sibi mutugtis, come risultava da un'apodixa scritta di pugno del notaio. Salomone si dichiara soddisfatto del pagamento della somma e rilascia apoca de recepto. Se, come crediamo, si tratta di un prestito, i 15 tarì potrebbero rappresentare l'interesse di una somma che forse era superiore a un'onza.

continua...
✡️ Fine seconda parte

📖💐 Un ringraziamento a Viviana Mulè autrice del libro "Mercanti, banchieri e prestatori ebrei nella Sicilia del XV secolo" da cui abbiamo estratto questi testi riguardanti Agrigento.

🙏🏻 Un ringraziamento particolare a Raimondo Lentini per averci procurato i testi.

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