19/03/2023
Lo sapevate che… la Ronda dei carcerati venne dipinta quando Van Gogh era prigioniero del manicomio di Saint-Rémy. Non è famosa come La notte stellata o I girasoli, ma questo dipinto da i brividi, se comprendete la storia che c’è dietro.
La scena è ambientata in prigione, nella cosiddetta fossa dei serpenti quando i prigionieri hanno diritto alla loro ora di aria. Marciano in tondo in una marcia ossessiva, senza via d’uscita. Uno dei carcerati però, quello in primo piano con i capelli rossi, si distingue dalla massa anonima degli altri prigionieri. Fateci caso, sembra fissarvi dritto negli occhi.
Guardatelo, guardatelo bene: c’è consapevolezza nel suo sguardo. A differenza di tutti gli altri che sembrano non uomini ma macchine, automi che girano in tondo perché i loro carcerieri gli dicono di girare il tondo, questo prigioniero ha come uno scatto di ribellione. Oppone un rifiuto. Secondo alcuni critici questo prigioniero sarebbe lo stesso Van Gogh. Disprezzato ed escluso dalla società che vedeva in lui soltanto un fallito, un pazzo, Van Gogh attraverso questo dipinto vi racconta la sua storia: la storia di un uomo incompreso da una società di automi.
Ma se osservate con più attenzione noterete un dettaglio che a molti sfugge: vi sono due piccole farfalle, in alto sulla parete del carcere. Hanno le ali spiegate e sembrano fuggire lontano lontano da tutte le brutture del mondo. Queste farfalle rappresentavano per Van Gogh la speranza. La libertà.
«Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no!» Ecco, ricordate queste parole di Pasolini? Van Gogh nella Ronda dei carcerati vi sta dicendo la stessa cosa: l’unico prigioniero in grado di vedere le farfalle, simbolo di speranza e di libertà, è quello che non tiene la testa china verso il basso ma che alza gli occhi verso il cielo.