21/10/2026
La politica, cerca da tempo di limitare gli affitti brevi, in particolare le locazioni turistiche.
Il problema dichiarato è chiaro: sempre più cittadini, famiglie e studenti lamentano la scarsa disponibilità di immobili destinati agli affitti tradizionali e l’aumento dei canoni di locazione.
Qual è stata la risposta? Introdurre nuovi obblighi normativi e burocratici, come CIN, adempimenti relativi alla legionella, estintori, assicurazioni e CIA, che hanno anche l’effetto di rendere più complessa la gestione degli affitti brevi, nella speranza di spingere i proprietari verso le locazioni tradizionali.
Il risultato? Molti proprietari che non avevano sufficiente redditività, competenze o tempo da dedicare agli affitti brevi hanno preferito lasciare gli immobili vuoti oppure venderli, piuttosto che affittarli con contratti tradizionali.
Si è quindi cercato di intervenire attraverso incentivi fiscali, come la cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato, quella al 21% per le locazioni ordinarie, l’aumento al 26% della tassazione sugli affitti brevi per gli immobili successivi al primo e la riduzione a due immobili della soglia oltre la quale si presume l’attività imprenditoriale.
Il risultato? Il problema abitativo non è stato risolto.
Il vero problema non è la mancanza di leggi per creare ulteriori barriere all’ingresso per cittadini e imprenditori che esercitano legittimamente il proprio diritto di proprietà privata.
Il problema principale resta la mancanza di adeguate tutele per i proprietari, soprattutto quando si tratta di recuperare un immobile in caso di morosità o mancato rilascio.
Se esistessero procedure di sfratto realmente rapide ed efficaci, capaci di tutelare entrambe le parti, probabilmente molti proprietari che non hanno interesse, tempo o competenze per gestire affitti brevi sarebbero maggiormente disponibili ad affittare tradizionalmente.
Perché un proprietario dovrebbe assumersi il rischio di non percepire il canone per mesi, o addirittura anni, senza avere la certezza di poter recuperare il proprio immobile in tempi ragionevoli?
La realtà è che spesso risulta più semplice attribuire le responsabilità ad altri piuttosto che affrontare le criticità strutturali del sistema.
Nel frattempo, lo Stato introduce norme e restrizioni, demandando parte delle responsabilità alle Regioni. Le Regioni, a loro volta, attribuiscono ulteriori competenze ai singoli Comuni, creando un quadro normativo sempre più frammentato, complesso e incerto.
Dietro questo continuo trasferimento di responsabilità c’è anche una convenienza politica: prendere decisioni significa assumersi responsabilità, esporsi alle critiche e rischiare di perdere consenso elettorale.
È quindi più semplice individuare negli affitti brevi il responsabile del problema abitativo piuttosto che affrontare una riforma seria del mercato delle locazioni e delle procedure di sfratto.
Ma limitare gli affitti brevi non significa automaticamente aumentare l’offerta di abitazioni in affitto tradizionale. Un immobile sottratto al mercato turistico non diventa necessariamente una casa disponibile per una famiglia o uno studente. Può semplicemente restare vuoto, essere venduto oppure destinato ad altri utilizzi.
Finché non si comprenderà questa distinzione, continueremo a discutere delle conseguenze senza affrontare le vere cause del problema.
*Il diritto all’abitare e il diritto di proprietà non devono essere contrapposti. Una politica seria dovrebbe essere capace di tutelare entrambi.*