19/09/2025
Ci sono molte teorie al riguardo, ma non sappiamo con certezza, poiché non c'è una formula, un algoritmo, una intelligenza artificiale, quale sarà la foto capace di smuovere le coscienze.
Le immagini di Ahmed Younis, fotoreporter palestinese (fra i pochi che Israele non ha ancora ucciso) hanno, come si suol dire «fatto il giro del mondo». Il fratellino prende in braccio, fra lacrime e disperazione in una Gaza senza futuro, la sorellina.
Per andare dove? Incontro a cosa?
Vedete, questa sarebbe l'immagine più giusta e potente da spiattellare sotto gli occhi di quell'essere che sulle tv di Berlusconi, in Italia, ha domandato «definisci bambino» discutendo di in un talk show tornando poi sicuro nella sua tiepida casa.
E non è un «male banale», nossignore. È un male ibrido, sceneggiato, formattato ad uso dei media, dosato sapientemente, iniettando dubbi, calunnie e infamie.
In Italia puoi dire un abominio del genere e non succede nulla, nessuno si indigna, nessuno ti espelle dal consesso delle persone chiamate a ragionare di questioni come Gaza.
Preconizzava Pier Paolo Pasolini: «Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai da uno dei milioni d'anime della nostra nazione, un giudizio netto, interamente indignato».
Oggi non lo ottieni neppure sul sangue di Gaza. Sono cambiati i soggetti ma il risultato è ben peggiore: qui sappiamo e abbiamo le prove. Ma non interessa niente a nessuno. Non frega a nessuno.