HOTEL Collina DEL FARO

HOTEL Collina DEL FARO CI TROVIAMO AL CENTRO DELLA SICILIA, DOVE TI PUOI SPOSTARE IN TUTTI I POSTI ISOLANI, CON UNA SOLA OR

18/01/2018
18/01/2018

Un buongiornissimo a TUTTI.

L hotel Collina del Faro augura a tutti un buon Natale e buone feste,
15/12/2016

L hotel Collina del Faro augura a tutti un buon Natale e buone feste,

01/06/2016
22/12/2015

Lu tesoru di Vitusillanu

Durante lo svolgimento della festa di li Tri di Maiu — la festa del Crocifìsso — la folla era in attesa dei giochi pirotecnici che avrebbero avuto inizio, a Borgalino, davanti la chiesa dello Spirito Santo, alla mezzanotte precisa. Mancavano ancora due ore e la banda municipale suonava sul palco sfarzosamente illuminato dai becchi delle acetilene. In mezzo alla gente un burgisi, tra i più facoltosi e taccagni, era a godersi lo spettacolo. Mentre attento seguiva il succedersi delle note, due individui dal berretto rosso gli si avvicinarono e gli dissero: «Mpari, conoscete la strada di Vitusullanu?». E il burgisi di rimando: «Sì, perché?» — «C’è un tesoro e noi andiamo a cercarlo».

Lu burgisi ebbe un avido lampo agli occhi ed aggiunse in un soffio: « Se c’è un tesoro, vengo anch’io». E quelli: «Per ve**re occorre essere in due, e dello stesso sangue». E l’altro, pronto: «Mio fratello è qui! ed abbiamo anche i muli». Ed il più anziano dei due: «Allora cercatelo presto, perché occorre andar di fretta: a mezzanotte l’incantesimo finisce e i guardiani del tesoro si svegliano». Trovato il fratello e presi i muli, tutti per la vaneddra di li ‘ncantisimi, si avviarono a Vitusullanu.

Arrivati colà i quattro entrarono in una grotta, tutti insieme; ma appena varcata la soglia il suolo si spaccò e i quattro precipitarono. Rialzatisi i due fratelli e quelli del berretto rosso si ritrovarono in una grande sala dalle pareti di marmo. Avanti l’ingresso che immetteva in un’altra stanza stavano, immobili, due giganti con un bastone in mano.
I quattro, ripresisi dallo stupore, entrarono cauti nella seconda stanza poco illuminata: nel mezzo di essa vi era una statua di un cavaliere in sella di un cavallo di bronzo e con la scimitarra alzata. Ai piedi della statua un forziere aperto, ricolmo di monete d’oro, di monili, di brillanti.
I due fratelli, avidi si buttarono sul tesoro cercando a piene mani di riempire due grandi bisacce che s’eran portate dietro: ma più riempivano, più il tesoro si riproduceva e monete, monili e brillanti, ricolmavano la cassa. Cosi per l’avidità di prendere a più non posso, i due non s’accorgevano che il tempo passava e la mezzanotte fatale si avvicinava. Ad un tratto la luce parve accecarli, tanto fu splendente ed il cavaliere, fino a pochi momenti prima immoto, cominciò a sgranchirsi, risvegliandosi dal sonno profondo.
I due dal berretto rosso svanirono come inghiottiti dalla luce e i fratelli, presi dallo spavento, lasciarono le bisacce e se la diedero a gambe attraversando la prima stanza, ove intanto anche i due giganti si stropicciavano gli occhi.
Usciti all’aperto i due contadini, balzarono sui muli e si avviarono di corsa verso Canicatti. Arrivati a casa, stanchi, avviliti e con la febbre in corpo per lo spavento, si buttarono sul letto.
Da una scarpa, togliendosela, il più anziano dei due fratelli, vide cadere una moneta d’oro che tintinnò sul pavimento. Tre giorni dopo egli mori. II fratello minore visse per tanti anni e portò la monetine ciondolante alla catena dell’orologio sul panciotto ed ogni volta che qualcuno gli domandava dove l’avesse trovata egli raccontava l’avventura accorsagli; ma naturalmente nessuno gli credette mai.

16/11/2015

Castello Bonanno
Il Castello ruderi

Quel che resta dell'antica costruzione, oggi, non ci consente di tentare nemmeno una ideale ricostruzione.
Probabilmente il castello venne costruito nel 1089 da Ruggero il Normanno, è anche probabile che nel luogo dove Ruggero I° costruì il castello, vi fosse prima un fortilizio arabo.
E' noto che gli arabi, durante la loro dominazione eressero fortilizi a guardia delle valli e delle strade più importanti dell'isola.
Ruggero I° non avrebbe fatto altro, quindi, che restaurare l'abbandonato "ribat" arabo di Canicattì per assegnarlo ad uno dei suoi amministratori, ad una delle famiglie più fidate tra quelle che avevano proceduto con lui alla conquista dell'isola.
L'ingresso al castello era costituito da un imponente portone centrale, che oltre una corte coperta, introduceva in un ampio cortile nel quale si aprivano i magazzini, le stalle, i fienili, gli alloggi degli armigeri, e una piccola ca****la.
Le celle carcerarie erano al pianterreno del castello, attorno a un vasto cortile, al centro del quale si ergeva una cisterna per la raccolta delle acque piovane.
Di fronte, in tre ampie sale, c'era esposta la famosa Armeria.
Al piano superiore, a cui si accedeva da una larga e fastosa scala d'onore, c'erano gli appartamenti nobili del barone e della baronessa, con una grande camera d'angolo, strutturata come ca****la per le cerimonie religiose.

Ruderi castello

Secondo la tradizione, fu il Conte Ruggero a rendere famoso in tutta la Sicilia il castello di Canicattì per avervi trasportato le armi sottratte agli Arabi nella battaglia di Monte Saraceno, per consacrarle all'Immacolata in segno di gratitudine per il miracolo concessogli ed esposte nel castello.
L'Armeria del castello divenne ben presto famosa in tutta la Sicilia, per le armature militari di ogni sorta e dimensione, specie cavalleresche ma ancora di più per l'eccezionale spada e lo scudo del conte Ruggero.
La raccolta venne dispersa nel 1827 quando il sindaco di Canicattì Leonardo Safonte La Lumia, per non pagare una piccola somma per la custodia dell'Armeria, regalava la collezione ai Borboni.
Questi collocarono i reperti nel museo di Capodimonte, da dove, dopo la proclamazione del Regno d'Italia, furono trasferite all'Armeria Reale di Torino.
Epoca di splendore fu per il castello di Canicattì la prima metà del Seicento, in cui barone della città era il duca Giacomo Bonanno Colonna.
Questi preculsore dei tempi gettò le basi per il futuro sviluppo della città nella zona bassa pianeggiante, favorendone il progresso come importante centro viario e commerciale.

16/11/2015

Leggende tratte da: Angelo la Vecchia - "Storia tradizioni e varia umanità", Ed. Meta, Canicattì, 1995

IL CASTELLO DI CANICATTÌ
Sul castello di Canicattì si narrano diverse leggende: si narra che al posto del castello l’emiro del tempo, signore invincibile della terra di Canicattì, si era costruita una fortezza in tutto simile al Castelluccio di Racalmuto, ma dotato di una serie di cunicoli comunicanti addirittura col castello di Delia, col Casale di Naro, con Agrigento; in uno di questi cunicoli l’emiro nascondeva i suoi tesori, che sono rimasti sotterrati e tenuti in custodia da “spiriti arabi”.

03/10/2015

BUON GIORNO A TUTTI.....

CI TROVIAMO AL CENTRO DELLA SICILIA, DOVE TI PUOI SPOSTARE IN TUTTI I POSTI ISOLANI, CON UNA SOLA OR

29/08/2015

buon fine settimana a tutti...

CI TROVIAMO AL CENTRO DELLA SICILIA, DOVE TI PUOI SPOSTARE IN TUTTI I POSTI ISOLANI, CON UNA SOLA OR

Indirizzo

Via G. PUCCINI, 29
Canicattì
92024

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