22/05/2026
"Sono figlio di un Ortolana cattolica e un ferroviere comunista, la terra e il viaggio evidentemente ce l’ho nel sangue".
[Carlo Petrini].
È morto ieri sera nella sua casa di Bra, nel Cuneese, Carlo Petrini, 76 anni.
Partendo dalla cultura del cibo, ha messo in piedi, dall’84 a oggi, non solo un’associazione internazionale come Slow Food, in prima linea nella difesa delle colture in via d’estinzione e delle biodiversità; non solo la prima università al mondo di Scienze dell’alimentazione, a Pollenzo; ma anche una rete mondiale di contadini che non ha eguali, probabilmente, nella storia.
Carlo Petrini era nato a Bra (CN), il 22 giugno 1949, giornalista e fondatore di Slow Food. Unico italiano inserito nel gennaio 2008 dal quotidiano inglese Guardian tra le 50 persone che «potrebbero salvare il pianeta».
Nel 2007 premiato in Francia dall’associazione Traditions & Qualité – Les Grandes Tables du Monde (prima volta che il riconoscimento non è andato a uno chef o a un ristorante).
Fondatore di Terra Madre incontro della comunità mondiale del cibo...
"venivano contadini da ogni parte del mondo, parlavano lingue diverse ma dopo mezz’ora, magari a gesti, cominciavano a comunicare, mettevano a confronto le loro culture materiali, erano felici. All’inizio erano un centinaio, i loro nomi e le loro storie, assolutamente straordinarie, erano segnalati da una giuria di ottocento giornalisti sparsi nei vari continenti. Al Premio venivano anche loro, gli ottocento giornalisti, tutti grandi amici, per ca**tà. Però mi sono chiesto se invece di invitare ottocento giornalisti e cento contadini non fosse il caso di invertire le proporzioni".
[Carlo Petrini]
Da sempre attento alle tematiche che riguardano le Terre Alte, Carlo Petrini, considera la montagna molto più di un luogo geografico: è un baluardo di biodiversità, un presidio contro l'omologazione e uno spazio ideale dove recuperare il valore della lentezza e delle relazioni umane. Tutelare le terre alte è una priorità assoluta.
L'agricoltura e l'allevamento di montagna richiedono enormi sacrifici umani. L'abbandono di queste zone non significa solo perdere prodotti d'eccellenza, ma anche il fondamentale presidio ecologico che mantiene vivi i pascoli e previene il dissesto idrogeologico.Contro l'omologazione e il turismo intrusivo: Petrini critica aspramente il turismo di massa e "intrusivo". Sostiene invece modelli di turismo sostenibile in grado di portare felicità e benessere a chi la montagna la vive tutto l'anno.
In un mondo dominato dalla frenesia, la montagna rappresenta un rifugio mitologico e concreto dove riscoprire ritmi naturali. Il suo impegno si focalizza nel valorizzare le piccole comunità, i mestieri tradizionali e i giovani che scelgono di tornare a vivere in quota.
Le riflessioni di "Carlin" Petrini offrono uno sguardo critico ma propositivo sul futuro di questi territori, spesso al centro dei suoi interventi su testate nazionali.
Ciao "Carlin"..... ∞