Casa del Pardo. Appartamento ad uso turistico

Casa del Pardo. Appartamento ad uso turistico Casa del Pardo, appartamento ad uso turistico nel cuore di Catania

03/06/2025

Il Lascito e le Segnature nella Notte di Natale dei Guaritori di campagna
(La presente riflessione non vanta nessun riscontro scientifico né medico, ma è solamente un’analisi antropologica e culturale sulle credenze “magico-mediche” della tradizione popolare delle campagne. Si invita calorosamente il lettore ad affidarsi alla medicina ufficiale e ai metodi di cura scientificamente approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il curatore di questa pagina invita il lettore a valutare in maniera oggettiva eventuali pratiche onde evitare che le stesse possano in qualche modo ledere la propria salute, l’etica e la propria sensibilità personale. Inoltre, il curatore di questa pagina non si assume nessuna responsabilità per l’utilizzo diverso delle informazioni contenute in questo scritto in quanto ha solamente lo scopo di esercitare unicamente una funzione di divulgazione culturale intese come curiosità folkloristiche.)
Che cos’è la medicina popolare? E chi è il Guaritore di campagna? Il discorso va affrontato innanzitutto a livello storico e sociale: la medicina popolare rinvia infatti a una società stratificata in cui fin dai tempi più antichi le classi popolari hanno adottato per la difesa della salute sistemi difensivi che si differenziano da quelli di altri strati sociali: metodi di prevenzione e di intervento messi in atto dalla figura carismatica dell’operatore – il Guaritore di campagna, appunto – che attraverso riti suggestivi e coinvolgendo spesso comunità e famiglia, attiva processi profondi di ricettività che i medici oggi non sembrano essere più in grado di mobilitare.
Per essere compresa la medicina popolare non può quindi essere valutata in base alla sua analogia, o alla sua mancata analogia, con la medicina ufficiale con la quale non ha nulla, o quasi nulla, a che vedere: per interpretarla e capirla occorre un’impostazione tutta diversa, anche perché i principi su cui essa si basa sono prevalentemente di tipo magico-rituale. La medicina popolare tende infatti a individuare l’origine della malattia in elementi esterni alla persona che si è ammalata, in cause che tende a personificare (possessione, invasamenti, “fascinature”, malocchio e fatture, addirittura interventi demoniaci); oppure, con un’intuizione straordinaria e modernissima, attribuisce l’instaurarsi del male alla caduta delle difese. E’ questo il caso per esempio dello “Scantu” siciliano: una paura o un dolore improvviso, che spezza l’equilibrio della persona e consente la manifestazione di ogni tipo di malattia. In tutti questi casi per ristabilire l’ordine occorre ricorrere a riti adeguati, ovvero magico-religiosi.
Di tipo rituale sono anche le numerosissime terapie preventive cui la medicina popolare ricorre: amuleti, abitini, portafortuna di vario genere. Rimedi contro fatture e malocchio, e altro ancora. Tutti questi interventi e riti, altamente suggestivi, mettono in moto quei meccanismi psicosomatici di cui oggi sempre più viene riconosciuta l’importanza nel processo di guarigione. Non può inoltre essere ignorato l’intervento, sia per la diagnosi che per la terapia, di probabili effetti paranormali prodotti dal guaritore, che sovente – pur senza saperlo – è sensitivo e pranoterapeuta; così come non deve essere dimenticato l’uso, da parte di certi Guaritori popolari, di un’erboristeria di cui oggi si va riscoprendo la validità.
Ma vediamo più da vicino i Guaritori, i loro rimedi, i loro riti, le loro credenze.
La prima cosa che maggiormente colpisce è la fondamentale analogia delle ritualità e delle tradizioni nonostante la profonda diversità delle Regioni italiane in cui i vari Guaritori operano. Spesso si ritiene che il fenomeno sia molto più diffuso al Sud che al Nord, e invece grosse differenze non se ne riscontrano: al Nord come al centro e al Sud gli operatori sono ugualmente numerosi e il loro operato incontra più o meno lo stesso credito. Segno evidente che situazioni analoghe – quella contadina, in questo caso – producono rimedi, reazioni e tecniche analoghe.
A quando risalgono i riti e le tecniche magiche che ancora si conservano in Italia? A tempi certamente molto remoti. Fin dall’antichità l’uomo si è curato con metodi in cui l’elemento magico-religioso aveva un ruolo importante. Presso certe popolazioni cosiddette primitive la figura dello Sciamano unisce tuttora in sé le due funzioni: quella religiosa, di mediazione fra il nostro mondo e l’aldilà, e quella terapeutica. Non si ritiene cioè che la funzione terapeutica possa essere disgiunta dal sacro, dalla ricerca di contatto con un ente superiore capace di liberare da infermità e possessioni. I rituali magici cui da sempre il Guaritore (Stregone, Sciamano o come altro sia stato chiamato) ricorre, sono appunto tesi a rendere operante sul piano concreto il contatto, o presunto tale, col “soprannaturale”, in qualunque modo si voglia intendere questo termine. Fino a che punto entri in gioco la suggestione e fino a che punto intervengano le capacità psicocinetiche dell’operatore, è difficile dire: certo è che il fascino del rito operato da una personalità carismatica, che prende “in carica” l’ammalato e intercede per lui, mette in moto, in quest’ultimo, meccanismi psicosomatici di cui non potremo mai valutare esattamente la portata, che però è senza dubbio grande.
Consuetudini terapeutiche dunque antichissime, probabilmente risalenti addirittura a epoche pagane, cui nel tempo si sono sovrapposti nomi e ritualità cristiani: i Guaritori di campagna utilizzano infatti una gestualità di tipo magico e contemporaneamente invocano i Santi Cattolici e fanno uso del Segno di Croce: quella di “Segnare” è anzi una caratteristica costante del loro intervento terapeutico. L
Come si diventa Guaritori? I modi sono fondamentalmente due: o per nascita o per “ereditarietà”. C’è chi nasce in circostanze tali per cui è subito chiaro che è destinato a curare certe malattie. E’ questo per esempio il caso dei cosiddetti “nati con la camicia”, coloro cioè che nascono avendo addosso il sacco amniotico. Questo “nascere vestiti” era ritenuto segno di un destino particolarmente favorevole, per cui subito dopo la nascita la levatrice, o chi per essa, destinava il piccolo a “Segnare” questa o quella malattia, il che avveniva attraverso un piccolo rito consistente in certe parole e preghiere; inoltre al neonato veniva messo in mano, per tutto il tempo del rito, qualcosa che simboleggiava la malattia che avrebbe in seguito curato: un carbone per il fuoco di Sant’Antonio, un baco da seta per i vermi e così via. Oppure in certe zone si usava nascondere gli oggetti simboleggianti il male da curare nelle fasce del piccolo, il giorno del Battesimo, perché fossero benedetti con lui. Il tutto all’insaputa del Sacerdote, che ufficialmente ignorava la cosa. Destinati a guarire erano anche i “settimi”, ovvero il settimo di sette figli maschi, o la settima di sette figlie femmine. E in certe Regioni anche i settimini. Una curiosa usanza in alcune zone è quella che può cominciare a curare la donna che abbia partorito due gemelli di sesso diverso, o anche la donna che casualmente si sposi nel medesimo giorno in cui tanti anni prima si era sposata la guaritrice anziana, che trova così finalmente la sospirata erede.
Nella maggioranza dei casi però la virtù di guarire viene lasciata dal Guaritore a una persona (della famiglia o anche non della famiglia) da lui ritenuta idonea; la virtù viene trasmessa quasi sempre la Notte di Natale, notte magica per eccellenza (ma anche la Notte di San Giovanni, la Notte del Giovedì dell’Ascensione – prima che la riforma liturgica con il Concilio Vaticano II la spostasse alla Domenica seguente – la Notte di Pasqua o in qualsiasi giorno dell’anno a discrezione del Guaritore, soprattutto quando doveva lasciare un erede prima di morire), e consiste nell’insegnamento delle parole, dei segni e dei riti che in Sicilia e in altre parti d’Italia, viene chiamato “Lascito” (una sorta di “testamento spirituale o magico”).
Il Neo-Guaritore deve possedere certe caratteristiche: deve innanzitutto desiderare di curare e di aiutare il suo prossimo, deve essere persona generosa e animata dalla volontà di perpetuare la Tradizione, non lo deve fare per lucro e deve impegnarsi a mantenere il Segreto sulle Parole da dirsi durante il rito.
Mentre, infatti, gesti e riti vengono apertamente mostrati durante la “terapia”, le parole devono essere pronunciate dal Guaritore sempre e soltanto fra sé e sé. C’è chi si dice convinto che rivelando le parole (che a quanto è dato di sapere sono in genere invocazioni a determinati Santi, anche se c’è qualche Guaritore che afferma che nelle sue giaculatorie i Santi non c’entrano affatto, il che rimanda all’origine pagana di questi riti), queste perderebbero il loro magico potere.
Per quanto riguarda il “compenso”: C’è chi decisamente lo rifiuta, chi accetta al massimo piccoli doni, anche in natura, chi dice che non può “né chiedere né rifiutare”. Altri invece sono convinti che perché la cura abbia effetto il paziente deve dare qualcosa. Ma questo qualcosa può essere veramente una cosa qualunque: sei uova, mille lire (oggi 1 euro), una bottiglia di vino, tutto va bene. C’è chi consiglia di offrire una candela in chiesa: per sé non vuole niente. E’ chiaro, in ogni caso, che il guadagno non c’entra: questi Guaritori sono persone che per guadagnarsi da vivere fanno tutt’altro e che, avendo la “virtù”, quando se ne presenta l’occasione o la necessità, Segnano. Ma lo considerano un dovere religioso e sociale, non un’attività di lavoro. Quasi tutti ritengono anche di non potersi rifiutare di prestare le loro cure, se richiesti. Come si può constatare, i Guaritori di campagna sono profondamente diversi dai guaritori urbani, i Pranoterapeuti, che intervengono con tutt’altri metodi e finalità e sovente fanno della pranoterapia un lavoro vero e proprio, con tariffe ben precise.
I “Segni” che i Guaritori di campagna fanno sulla parte ammalata sono in genere Segni di Croce, ripetuti almeno tre volte: tre è il numero magico che ricorre continuamente, eventualmente anche nei suoi multipli, specie il nove (il 9 è simbolo di rinascita, in quanto nove sono i mesi di gestazione). Per esempio quasi tutti questi operatori ritengono che la cura vada ripetuta tre volte, per tre giorni di seguito. Inoltre il Guaritore ricorre a veri e propri riti. Il materiale che viene usato è quello che si trova a portata di mano: fiori, erbe varie come il rosmarino, la verbena, il basilico, il fi*****io, l’aglio, etc., steli di grano, rami di fico, (foglioline di ulivo e di palma) grani d’orzo o di frumento, corteccia d’albero, acqua e sale, qualche goccia d’olio per il diffusissimo rito contro il Malocchio, lievito di pane, un po' di vino e così via: semplici ingredienti quotidiani che usati in un certo modo, all’interno dei riti, acquistano un significato speciale.
Il Guaritore osserva anche certi tempi: c’è chi cura solo quando la luna è calante, perché “la luna crescente fa crescere il male, mentre quella calante lo fa diminuire”, e comunque quasi tutti hanno bisogno di ripetere la cura tre volte, in genere a digiuno: il digiuno va osservato sia dal Guaritore che dal paziente.
Un aspetto importante è quello della Fede: tutti infatti danno un grande valore al fatto di credere in quello che viene fatto. I Guaritori stessi sono in genere persone dotate di un profondo senso religioso e attribuiscono molta importanza al fatto che il paziente sia convinto di poter guarire e preghi durante la “cura”. Questa fiducia ha ovviamente un grosso ruolo nella eventuale guarigione.
Che malattie curano questi Guaritori? A differenza dai Pranoterapeutici, che in genere accettano ogni tipo di infermità, i Guaritori di campagna sono “specializzati” e si limitano a intervenire per certe malattie ben precise: gli interventi più frequenti riguardano porri, fuoco di Sant’Antonio, orzaioli, storte, bruciature, sciatiche, risipola, verminazione dei bambini. Disturbi, come si può vedere, per lo più non gravi, ma fastidiosi e difficili da eliminare. Quasi tutti i Guaritori, oltre a curare una o più specifiche malattie, tolgono il Malocchio: il rito più diffuso è quello semplicissimo delle gocce d’olio fatte cadere in un piatto pieno d’acqua.
L’aspetto che più colpisce nei Guaritori di campagna è la loro carica vitale, la loro serenità, il loro ottimismo, la loro generosità, la loro forza d’animo. Si tratta indubbiamente di persone fornite di una forza magnetica speciale, di un vero e proprio carisma, per cui oltre a soccorrere coi riti chi ricorre a loro, sono in grado di infondere fiducia, di incoraggiare, di rasserenare. In genere questi operatori, almeno quelli che hanno più successo, sono dei sensitivi: è appunto per questa “marcia in più” che furono inconsapevolmente scelti dagli anziani che trasmisero loro la virtù! Senza rendersene conto il vecchio Guaritore aveva intuito in loro, oltre alla volontà di aiutare, anche la concreta possibilità di farlo.
Questa disponibilità, questo calore umano, questo senso religioso, questa capacità di raggiungere livelli emozionali profondi, è quanto oggi spesso manca al medico. La medicina moderna, così specializzata e asettica, rinuncia più al contatto umano in nome di una sempre più perfezionata tecnologia, e questa carenza è profondamente avvertita dai pazienti, ogni giorno più soli, ogni giorno meno ascoltati e confortati.
Basterebbe questo aspetto per raccomandare lo studio della medicina popolare all’attenzione degli “addetti ai lavori”. Meritevole di grande interesse è ovviamente anche l’aspetto storico, culturale e antropologico: la medicina popolare infatti fa parte della storia e non è quindi una curiosità o una stranezza, ma un elemento della nostra realtà sociale, senza il quale questa stessa realtà sociale risulterebbe meno comprensibile. La medicina popolare è inoltre un aspetto della medicina stessa; è, come giustamente osserva il prof. Tullio Seppilli, docente di antropologia culturale a Perugia, antropologia della medicina.

(Liberamente tratto da: “I Guaritori di campagna. Tra Magia e Medicina.”, di Paola Giovetti – Edizioni Mediterranee)

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