Dimora I Gabbiani

Dimora I Gabbiani Nella "Dimora I Gabbiani",
dotato di ogni confort, ai nostri graditi ospiti offriamo:
CORTESIA - CHARME - QUALITÀ - COMODITÀ - TRANQUILLITÀ La Dimora I Gabbiani

Bei tempi! L’educazione aveva un senso! Che nostalgia!
26/02/2026

Bei tempi! L’educazione aveva un senso! Che nostalgia!

🙋🙋

Un pò di ripasso della proprietà dei termini!🤗😂
09/12/2025

Un pò di ripasso della proprietà dei termini!🤗😂

Usi del verbo FARE

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30/04/2025

«La differenza tra me e la maggior parte degli altri uomini è che per me i "muri divisori" sono trasparenti. È questa la mia caratteristica. Altri ritengono i muri così spessi, che al di là di quelli non vedono nulla, e perciò credono che non vi sia nulla. In un certo qual modo io percepisco i processi che si verificano nel profondo, e da ciò deriva la mia certezza interiore. Chi non vede nulla non ha nessuna certezza, e non può perve**re a nessuna conclusione, o non può fidarsi delle sue conclusioni. Non so che cosa mi abbia consentito di percepire la corrente della vita. Probabilmente l'inconscio stesso, o forse i miei primi sogni. Essi hanno deciso il mio cammino fin dall'inizio. La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo. Fondamentalmente fu già nella mia infanzia quella che è oggi. Da bambino sentivo di essere solo, e lo sono ancora oggi, perché conosco cose e debbo riferirmi a cose delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla, e per lo più nemmeno vogliono conoscer nulla. La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell'inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri. È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di qualcosa di impersonale, di un numinosum. Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa d'importante. L'uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell'ambito di ciò che ci si attende. L'inatteso e l'inaudito appartengono a questo mondo. Solo allora la vita è completa. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile.»
Carl Gustav Jung
Ricordi, sogni, riflessioni (pag. 428-429)

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30/04/2025

SAPEVI CHE IL MITO DELLA CAVERNA DI PLATONE RIVELA LA NATURA DELLA NOSTRA REALTÀ?
Allegoria che sfida la nostra percezione del mondo
Nel libro VII de "La Repubblica",
(Platone presenta una delle allegorie più celebri e profonde della filosofia occidentale) il Mito della Caverna. Questo racconto non è solo una narrazione affascinante, ma anche uno strumento potente per comprendere la teoria della conoscenza e la percezione della realtà, concetti centrali nel pensiero platonico
Immaginate una caverna oscura dove un gruppo di prigionieri è incatenato fin dalla nascita. Questi prigionieri sono immobilizzati in modo tale che possono guardare solo verso una parete di fronte a loro. Dietro i prigionieri, c'è un fuoco e, tra il fuoco e i prigionieri, c'è un sentiero rialzato. Su questo sentiero passano persone che portano oggetti e figure di varie forme, proiettando ombre sulla parete che i prigionieri possono vedere. Per questi prigionieri, quelle ombre sono l'unica realtà che conoscono
Le ombre nella caverna simboleggiano l'ignoranza e la percezione limitata di coloro che non hanno raggiunto la conoscenza vera. Rappresentano una realtà distorta e superficiale, una metafora di come le apparenze e le percezioni possano ingannare la nostra comprensione della vera natura delle cose.
Il mito prende una svolta significativa quando uno dei prigionieri viene liberato. All'inizio, questo prigioniero prova un dolore acuto e una confusione intensa nel ve**re esposto alla luce del fuoco e, infine, al sole del mondo esterno. La luce è accecante, e il prigioniero lotta per comprendere questa nuova realtà. A poco a poco, i suoi occhi si abituano, e inizia a vedere il mondo così com'è: colori, forme, la vastità del cielo e lo splendore del sole. Questo processo simboleggia il cammino verso la conoscenza e l'illuminazione intellettuale, un viaggio arduo e doloroso, ma profondamente trasformativo.
Il prigioniero liberato si rende conto che le ombre nella caverna non sono la realtà, ma semplici illusioni. Nel suo desiderio di condividere questa rivelazione, torna nella caverna per liberare gli altri. Tuttavia, al suo ritorno, trova resistenza e viene frainteso da coloro che sono ancora incatenati. Per loro, le ombre restano l'unica realtà valida, e l'idea di una realtà diversa è inconcepibile e minacciosa. Questo ritorno sottolinea la difficoltà di trasmettere e accettare la verità in un mondo abituato alle illusioni, un riflesso della resistenza umana al cambiamento e all'accettazione di nuove verità.
Il Mito della Caverna, quindi, non illustra solo la teoria epistemologica di Platone, ma anche la sua visione sull'educazione e il ruolo del filosofo nella società. Il filosofo, come il prigioniero liberato, ha la responsabilità di guidare gli altri verso la luce della conoscenza, anche se ciò comporta affrontare l'incomprensione e la resistenza.
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22/06/2023

Puzdu Idu (Oristano)

Pirri📸

01/02/2023

Oggi vi propongo un dolce tipico del Comune di Ozieri “La copuletta”raffinato e delicatissimo, caratterizzato dal gusto inconfondibile del ripieno a base di mandorle, era tradizionalmente considerato il dolce degli sposi per eccellenza. Ancora oggi contraddistingue la tradizione di Ozieri.
La sua preparazione, che richiede una certa manualità, è giunta fino ai nostri giorni, tramandata di generazione in generazione.
La copuletta è composta da una pasta fragrante e sottilissima a base di farina e strutto, con all’interno un morbidissimo ripieno di uova, zucchero e mandorle, il tutto ricoperto da una lucente e dolcissima glassa di zucchero: un gioco di consistenze e gusti che rendono unico ed inimitabile questo gioiello Logudorese
Ecco la ricetta :
Per la pasta :
500 g farina oppure 250 farina 250 granito
100 g strutto
250 ml circa di acqua
1 pizzico di sale
1 cucchiaino zucchero
Per il ripieno :
5 uova medie intere
250 g zucchero
260 g mandorle dolci un po' tostate macinate finemente
40 g mandorle amare
2 limoni grattugiati
1 cucchiaio di liquore (io limoncello)
1 cucchiaino amido di mais
Per la glassa :
300 g zucchero semolato
200 ml acqua
2 albumi
Qualche goccia di limone.

Stampini di metallo (io antiaderente)
Procedimento :
Realizzare la pasta, fino a ottenere un impasto liscio e morbido, fare riposare almeno 1ora.
Ti**re la pasta fine, io nella mia macchina al n°5, ricavare dei ritagli in base alla dimensione degli stampini, adagiate negli stampini facendo aderire bene, eliminare la pasta in eccesso ed eventuali bolle d'aria. Nel frattempo preparare il ripieno, mo***re le uova intere con lo zucchero, fino ad ottenere un impasto quasi bianco, incorporare gli altri ingredienti a mano dal basso verso l'alto cercando di non smo***re l'impasto, versare negli stampini senza arrivare al bordo. Cuocere forno statico 170C x circa 20 minuti, regolatevi con il vostro forno.
Preparare la glassa
Sciogliere lo zucchero con l'acqua a fiamma bassissima fino ad ottenere uno sciroppo che fila, arrivare a 110 °gradi
Iniziare a mo***re gli albumi e versare a filo lo sciroppo bollente e il limone sempre montando, fino a diventare freddo, otterrete un prodotto liscio e lucente, applicare nella parte superiore del dolce.
Fare asciugare minimo 6 ore.


Ricetta della bravissima Maria Paola Farris 🙏❤️

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