I Conti della Serva

I Conti della Serva azienda agricola e agriturismo con ristorazione e ospitalità in 3 camere con bagno e 1 appartamento agriturismo
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CENA DI SABATO 13 GIUGNO 2026PRANZO DI DOMENICA 14 GIUGNO 2026MENUHummus di ceci al pepe verde Sformato di cipolle di tr...
10/06/2026

CENA DI SABATO 13 GIUGNO 2026
PRANZO DI DOMENICA 14 GIUGNO 2026

MENU
Hummus di ceci al pepe verde
Sformato di cipolle di tropea con coulis di pecorino
Insalata di sedano, robiola d'Alba e noci

Tajarin al pesto di pomodori secchi, olive taggiasche e mandorle

Straccetti di vitello con taccole alle spezie

Panna cotta al ribes

Menù fisso 34€ a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a dieci anni 15€

CENA DI SABATO 6 GIUGNO 2026PRANZO DI DOMENICA 7 GIUGNO 2026MENUHummus di ceciSformato di biete con fonduta di TomaTatin...
06/06/2026

CENA DI SABATO 6 GIUGNO 2026
PRANZO DI DOMENICA 7 GIUGNO 2026

MENU
Hummus di ceci
Sformato di biete con fonduta di Toma
Tatin di cipolla rossa

Tajarin al pesto di pomodori secchi, olive taggiasche e mandorle

Straccetti di vitello con taccole alle spezie

Crostata di pere e cioccolato

Menù fisso 34€ a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a dieci anni 15€

CENA DI SABATO 30 MAGGIO 2026PRANZO DI DOMENICA 31 MAGGIO 2026MENUBicchierino di mousse di fagiolini e mandorle Sformato...
30/05/2026

CENA DI SABATO 30 MAGGIO 2026
PRANZO DI DOMENICA 31 MAGGIO 2026

MENU

Bicchierino di mousse di fagiolini e mandorle
Sformato di biete con fonduta di Toma
Peperoni arrostiti con salsa alle noci e capperi

Tajarin al pesto di ortiche

Straccetti di vitello con zucchine speziate e pomodori secchi

Panna cotta alle fragole

Menù fisso €34 a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a 10 anni €15

CENA DI SABATO 23 MAGGIO 2026PRANZO DI DOMENICA 24 MAGGIO 2026MENU Hummus di ceci e pomodorini secchi Sformato di foglie...
22/05/2026

CENA DI SABATO 23 MAGGIO 2026
PRANZO DI DOMENICA 24 MAGGIO 2026

MENU
Hummus di ceci e pomodorini secchi
Sformato di foglie di Rapanelli con fonduta
Insalatina di sedano, Robiola d'Alba e noci

Tajarin al pesto di ortiche

Stracci di vitello con fagiolini speziati e semi di girasole

Bunet

Menù fisso €34 a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a 10 anni €15

IL PESTO DI ORTICHE

Una delle prime cose che da bambino (se sei tutto sommato un bambino fortunato) ti fa capire che il mondo non è tutto rose e fiori sono le ortiche.
Magari te ne capita una per caso o magari tua cugina ce l'ha con te perché vostra nonna ti tratta meglio di come tratta lei. E lei, invece di farsi due domande sul perché, approfitta del fatto che tu arrivi dalla città e ti dice sorridente: “Oh, mi è caduta la bambola proprio in quel cespuglio! Me la raccogli per favore?”, e il tuo futuro con le donne resta irrimediabilmente compromesso per anni.
Tuttavia con l'andare del tempo scopri che le ortiche possono per certi aspetti essere anche buone (tua cugina invece mai). Scopri che hanno tantissime proprietà benefiche, che sono depurative, antinfiammatorie, ricostituenti, e che cucinate a dovere possono essere buonissime.
A quel punto però scopri pure che sebbene tutti i dispettosi del mondo sapevano sempre dove fartele trovare sotto il naso, le ortiche non si trovano affatto dappertutto. Anzi le ortiche sono abbastanza rare e si trovano solo in posti specifici. Cioè, essendo l'ortica una pianta nitrofila, cresce solo sui terreni azotati e se provi a coltivarla, col cavolo che ci riesci.
Io però questo problema non ce l'ho.
Se c'è una pianta che cresce rigogliosa intorno a casa mia, fino a diventare alta quasi come me, è proprio l'ortica. E quando dico “intorno” intendo solo a valle della casa per non più di dieci metri dall'edificio.
Il perché non è oggi evidente, ma se pensate che la cucina e la sala del ristorante sono ricavate in quella che era la stalla più grande di tutta la borgata, capite il perché.
Le mucche rilasciano naturalmente azoto sul terreno e tale azoto si fissa per centinaia di anni rendendolo fertile per molte specie botaniche tra cui le ortiche.
Di mucche nella stalla in questione non ce ne sono più da almeno quarant'anni, ma il loro ricordo è rimasto indelebile sul terreno circostante almeno quanto quello di mia cugina nella mia memoria.
Quando vado oggi a raccogliere le ortiche per il pesto però non vado più in pantaloncini corti, e soprattutto guardo che non ci siano bambole in giro. Ma il mio orto di ortiche è un luogo talmente bello che quando ci vado riesco a fare pace con il mondo.
In quanto a fare pace con mia cugina…beh ci devo ancora pensare quanto ci penserebbe l'azoto.

CENA DI SABATO 23 MAGGIO 2026PRANZO DI DOMENICA 24 MAGGIO 2026MENU Hummus di ceci e pomodorini secchi Sformato di foglie...
21/05/2026

CENA DI SABATO 23 MAGGIO 2026
PRANZO DI DOMENICA 24 MAGGIO 2026

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Hummus di ceci e pomodorini secchi
Sformato di foglie di Rapanelli con fonduta
Insalatina di sedano, Robiola d'Alba e noci

Tajarin al pesto di ortiche

Stracci di vitello con fagiolini speziati e semi di girasole

Bunet

Menù fisso €34 a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a 10 anni €15

LA PORTA CHE PORTA

Sebbene questa porta nessuno dei commensali la vedrà mai, perché infatti non è la porta d'ingresso del ristorante, è in realtà la porta più importante di tutto l'agriturismo.
Da questa porta (che ho costruito io con le mie mani vent'anni fa, perché un tornado si era portata via quella originaria) entrano infatti tutte le materie prime che trovate sempre nei piatti in sala.
Entrano le verdure che porto a mano dall'orto a monte e dai frutteti a valle.
Entrano le verdure che io non riesco a coltivare e che mi vende un ortolano che ha il banco nella periferia in cui sono cresciuto e che non sapendo il mio nome mi chiama sempre “Campione” (anche se non sono mai stato campione in niente ) e che sceglie per me sempre la roba migliore.
Entrano le farine del Mulino Serra di Moncucco, che a sacchi da 25 kg lascio caricare nel bagagliaio della mia auto a mio figlio e al figlio del mugnaio che sono ormai rispettivamente cinque e dieci centimetri più alti di me.
Le uova dell'Allevamento Cucco di Chieri, dove basta dire 90 uova e il ragazzo più sveglio del mondo ti riempie in 30 secondi 3 cartoni da trenta, più la bolla d'accompagnamento e un sorriso.
La carne dell’Agrimacelleria Matteis che è gestita da Andrea, che risponde ai miei whatsapp sempre con un grazie anche quando gli scrivo alle 10 di sera e il cui padre è quello che mi vende e aggiusta le motozappe e i tosaerba (che io tratto sempre male quanto i miei vestiti e le mie mani).
I formaggi del Caseificio Berta di Settimo che ha i campi ai bordi di una ciclabile che va lungo il Po dal Monviso a Venezia e sulla quale i ciclisti e i camminatori di mezzo mondo si mescolano alle mucche al pascolo.
Il vino che Stefano Rossotto e i suoi figli producono da sempre su questa terra che circonda me solo da pochi attimi.
C'è solo un'altra persona che oltre a me entra una volta alla settimana da quella porta, ed è Matteo. Oggi che ha ventiquattro anni e guida il trattore sui campi come quando non era che un bambino e portava in giro i cani da tartufo e gli offrivo una fetta di torta.
In realtà Matteo sta sulla porta e non entra mai nella dispensa, perché è sempre ricoperto d'erba, fieno e foglie più di un fauno ed è forse la sola persona che io conosca che tratta i suoi vestiti e le sue mani peggio di me.
A Matteo la domenica sera vanno tutti i dolci che non avete consumato voi. Le panne cotte e i Bunet, i tiramisù e anche gli esperimenti che voi non avete ancora assaggiato.
Perché io il giovedì e il venerdì di ogni settimana voglio riempire scaffali e frigoriferi praticamente vuoti. Affinché ogni settimana il menù sia sempre nuovo e le materie prime siano sempre fresche.
Quella porta importante ha un solo difetto, è più bassa di me. Se quindi talvolta vi sembro un poco distratto, non si tratta dei primi segni di demenza senile, ma è perché ho centrato l'architrave.

DRUMSQuando ero un bambino ogni mattina facevo colazione con mia madre. In realtà mia madre, con già indosso trucco, cot...
19/05/2026

DRUMS

Quando ero un bambino ogni mattina facevo colazione con mia madre.
In realtà mia madre, con già indosso trucco, cotonatura e tailleur per andare al lavoro, non mangiava niente, ma badava che io masticassi con la bocca chiusa, che non tenessi i gomiti sul tavolo, che sbucciassi la frutta con forchetta e coltello e che non nascondessi sotto il piatto metà del cibo per dimezzare i tempi di quella tortura (E questo spiega probabilmente perché negli anni io sia diventato anoressico e mio figlio mangi oggi come una via di mezzo tra un facocero e un bio-trituratore).
Io e mia madre aspettavamo poi che arrivasse Silla (non il dittatore romano ma l’adorabile donna che si occupava di me e di mio fratello per il resto della giornata e che era nata a Goro, e sul Delta del Po i nomi vanno come li porta il fiume).
Indossato il cappotto, mia madre con lo stesso cipiglio con cui von Karajan avrebbe dato l'attacco alla Berliner Philharmoniker diceva a Silla: “I bambini devono fare almeno due ore a testa di esercizi di staccato al pianoforte!” e Silla annuiva.
Poi, dopo aver appurato dalla finestra del soggiorno che mia madre avesse riscosso indifferente il solito successo di pubblico da parte degli uomini perennemente seduti al bar dei mafiosi e che fosse sparita dietro l'angolo della piazza, Silla diceva a me e a mio fratello: "Dieci minuti! Facciamo almeno dieci minuti! Diese minûti a man stràche e poi fasémo mùxica vera!”.
Nei dieci minuti in cui mio fratello costruiva in sé una musicalità autentica, e io invece soltanto la manualità che mi serve oggi ad affettare velocemente tre chili di cipolle senza tranciarmi nemmeno un dito, Silla tirava fuori tutte le pentole da cucina e un paio di mestoli di legno.
Appena io avevo posato il panno verde sulla tastiera e chiuso il coperchio del pianoforte, Silla metteva sul giradischi abituato solo a Puccini e Bach il disco di Gianni Morandi che si era portata da casa.
Tra baccano di coperchi e acuti assordanti, partiva in coro “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” e Pozzoli e i suoi “15 Studi Facili per Mani Piccole” se ne andavano a farsi fo***re per il resto delle “due ore”.
Talvolta capita oggi che qualche cliente dell'agriturismo appassionato di cucina o qualche apprendista venuto qui da noi a fare uno stage mi chieda: “Tu la batteria di cucina dove l'hai comprata?”.
A quel punto gli mostro gli scaffali pieni di pentole che tra quelle di mia nonna e quelle mia madre hanno più anni di me; quelle che mi hanno regalato per il mio matrimonio quasi trent'anni fa, a cui si aggiungono quelle che mi hanno donato negli anni tutti gli amici che hanno fatto un trasloco in case più piccole o che hanno dovuto fare fuori eredità talvolta non gradite e dico: “Quello bravo alla tastiera era mio fratello e quindi il Piano lo ha preso lui. A me sono andate le pentole. Non ne ho comprata mai nessuna, ma le ho suonate davvero tutte sempre”.

CENA DI SABATO 16 MAGGIO 2026PRANZO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026MENU Maritozzo salato alla mousse di formaggi Uova in coco...
14/05/2026

CENA DI SABATO 16 MAGGIO 2026
PRANZO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026

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Maritozzo salato alla mousse di formaggi
Uova in cocotte agli asparagi
Insalatina di valeriana, mela e ananas

Tajarin al pesto di fagiolini

Straccetti di vitello al sedano, olive taggiasche e semi di girasole

Tiramisù al ribes

Menù fisso €34 a persona, caffè e vini esclusi
Bambini fino a 10 anni €15

BENVENUTI TUTTI NEI MIEI ANNI ‘50Nel 1950 mio padre, all'età di quindici anni, venne “preso a bottega” presso un orologi...
12/05/2026

BENVENUTI TUTTI NEI MIEI ANNI ‘50

Nel 1950 mio padre, all'età di quindici anni, venne “preso a bottega” presso un orologiaio che aveva il suo negozio in Via Mazzini 11 a Torino, a due passi dal Conservatorio Musicale “Giuseppe Verdi”.
L’ “andare a bottega” del tempo costituiva praticamente in un'adozione in piena regola. La famiglia del garzone si sgravava del peso del mantenimento di un figlio, riceveva una somma di denaro una tantum e perdeva i diritti sui futuri guadagni del pargolo. E fino a qui era ciò che dal Verrocchio in avanti succedeva da secoli.
Il maestro orologiaio di mio padre era però il Signor Ashkenazi (avrà sicuramente avuto anche un nome oltre al cognome, ma mio padre ne parlo sempre solo come “il Signor Ashkenazi" e tale rimase anche per me).
Il signor Ashkenazi era un uomo di poco più di quarant'anni, unico sopravvissuto ad Auschwitz di una intera famiglia e che sei anni prima aveva perso genitori, moglie e figlio sebbene non si fosse rifiutato di declamare ad alta voce il “Mein Kampf” e di sputare sul Talmud.
Aveva vissuto metà della sua vita in Svizzera, parlava indifferentemente quattro lingue e viaggiava perennemente con in tasca uno scatolino d’argento per conservare i mozziconi delle si*****te che fumava per strada quando era a passeggio e che svuotava nei posacenere di casa ogni qualvolta rientrava.
Mio padre era cresciuto in un mulino di campagna dove il concetto di raccolta differenziata era espresso da un sempiterno letamaio che troneggiava nell'aia e sul quale finiva ogni altro tipo di immondizia domestica.
Dopo una settimana che mio padre viveva “a bottega”, e dopo che aveva disseminato di mozziconi piazza Bodoni quanto avrebbero fatto i marchettari e le pr******te che vi avrebbero campeggiato negl’anni, il signor Ashkenazi donò a mio padre uno scatolino d'argento uguale al suo, anche se per mio padre l'argento era sempre e solo stato quello del turibolo della chiesa del suo paese, accompagnato dal seguente biglietto: “Qualsiasi cosa ti abbia fatto il mondo, senza la tua immondizia in giro è comunque un posto migliore”.
E mio padre scelse, scelse di essere quello che non buttava più a terra i propri scarti, scelse che i suoi figli per anni sarebbero stati derisi dai compagni perché tornavano a casa dalle gite scolastiche con nello zaino la propria immondizia e spesse volte anche quella altrui, fosse stata anche quella dei loro bulli.
Negli anni seguenti quel concetto divenne qualcosa di più diffuso, anche se non divenne vincente.
Oggi esiste questo progetto, un ulteriore tentativo di sensibilizzare verso una scelta che mio padre fece nel 1950 e che i suoi figli e i suoi nipoti non dovettero neppure fare, perché era ormai diventata un automatismo.
Sì chiama “Progetto TARIP (Tariffa Puntuale)”. È un sistema di gestione rifiuti che, dal 2026, sostituisce la tradizionale TARI, calcolando la tassa in base al volume o peso effettivo dell'indifferenziato prodotto ("Pay As You Throw"). Premia chi differenzia correttamente, incentivando il riciclo e riducendo i costi per i cittadini più virtuosi.
L’obbiettivo è quello di ridurre i rifiuti indifferenziati e aumentare la qualità della raccolta differenziata.
La tariffa si calcola sul rifiuto indifferenziato prodotto, monitorato tramite mastelli dotati di tag o chip.
Il comune in cui risiedo ha aderito a questo progetto. Qualcuno lo ha criticato perché lo trova scomodo e macchinoso.
Io, che sono abituato da a anni a mettere le mie mani anche nell'immondizia di chi pur sapendo che la differenziata andava fatta ha comunque evitato di farla, trovo che sia un'idea splendida.
Questa sperimentazione prevede un allargamento sul territorio durante i prossimi due anni ed accompagnata da un motto che secondo me sarebbe piaciuto anche al Signor Ashkenazi: “Conta solo quel che resta”, e per quel che mi riguarda, il Signor Ashkenazi e la sua speranza sono restate eccome.

Indirizzo

Regione Aprà, 7
Cinzano
10090

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