05/09/2026
Piani: Prenotare un viaggio
Ciao,
mentre termina l'ennesima estate torrida, il mondo del vino continua a cercare contromisure per affrontare il cambiamento climatico. Fra tante difficoltà, ci sono anche buone notizie: le vigne italiane resistono al caldo meglio delle altre e nonostante una vendemmia complessa e rese ridotte, il prezzo dei vini italiani non aumenterà, anzi, è destinato a scendere. Vi spieghiamo perché.
Fra i territori che più subiscono le alte temperature c'è la Sicilia, dove la produzione di spumante, relativamente recente, sta raggiungendo livelli qualitativi importanti. E allora vi raccontiamo come si sta evolvendo il mondo delle bollicine siciliane, tra uve autoctone e promozione del territorio. Sempre in Sicilia, e più precisamente alle Eolie, si trova un'uva unica del suo genere, il Corinto Nero, cui abbiamo dedicato il focus di questo mese.
Con l'arrivo dell'autunno gli appuntamenti dedicati al vino si moltiplicano: per questo vi proponiamo otto eventi, il doppio del consueto, in cui assaggiare i vini autoctoni nella loro terra d'origine, unendo alle degustazioni l'opportunità di visitare borghi e terre di grande interesse storico e paesaggistico.
Una vendemmia anticipata
Quest'anno le temperature sopra la media stagionale e i prolungati periodi di siccità, dirette conseguenze del cambiamento climatico, hanno avuto come conseguenza due importanti cambiamenti nel mondo enologico, uno a breve e uno a lungo termine. Il primo è la vendemmia anticipata: quella del 2026 è stata la vendemmia più precoce della storia italiana in molte aree: in Franciacorta, nel Bresciano, la raccolta delle uve è iniziata addirittura il 30 luglio. In Piemonte, in particolare per quante riguarda le uve da spumante dell'Alta Langa e dell'Astigiano, nei primi giorni di agosto; e così pure in Irpinia e in Sicilia: nella parte occidentale dell'isola la raccolta è iniziata ad agosto. E nel nordest, in particolare in Veneto, si parla di una vendemmia anticipata di 10 giorni rispetto allo scorso anno.
Uve mature e foglie ingiallite: in molte regioni è stato necessario anticipare la vendemmia
Sempre come conseguenza della siccità, le rese si preannunciano inferiori alla scorsa annata (anche se la qualità è buona). Questo dato, assieme alla raccolta anticipata, porterebbe a pensare a un'impennata dei prezzi dei vini. E invece no.
Come è possibile? A causa delle giacenze. Secondo i dati del Ministero dell'Agricoltura, al 31 luglio erano presenti nelle cantine italiane 45,6 milioni di ettolitri di vino. Parliamo di un centinaio di bottiglie per ogni cittadino italiano, astemi inclusi, che il mercato deve progressivamente assorbire e che bilanceranno ampiamente i costi dell'ultima vendemmia. Questo dato non è legato al cambiamento climatico: la giacenza dell'ultimo anno è superiore solo del 7% a quella del 2024. Tutto dipende da uno squilibrio fra la produzione del territorio, che è sostanzialmente stabile, e la domanda dei mercati che, già inferiore alla produzione, negli ultimi anni è ulteriormente scesa. In sostanza, si produce molto più vino di quello che si riesce a vendere, anche con le vendemmie anticipate e le rese ridotte.
Se per i vini di fascia alta i prezzi dovrebbero restare sostanzialmente invariati, per le bottiglie in vendita nella grande distribuzione e i vini sfusi si prevede un calo di prezzo intorno al 10%: dal punto di vista dei consumatori, questa è una buona notizia.
Nella grande distribuzione saranno sempre più frequenti sconti e offerte speciali sulle bottiglie di vino
I vigneti italiani vanno in montagna
Ma c'è un'altra conseguenza del cambiamento climatico che inciderà sul lungo periodo sulla produzione di uve e di conseguenza di vino. Secondo una ricerca realizzata dall'Istituto nazionale francese della ricerca agronomica se, come previsto, entro il 2050 le temperature medie aumentassero di 2 gradi centigradi, il 56% delle attuali regioni vitivinicole nel mondo sarebbe a rischio estinzione. I paesi del Mediterraneo, tra cui l'Italia, sarebbero i più colpiti. Per fronteggiare la situazione, già oggi stiamo assistendo a una migrazione dei vigneti: in Europa, numerosi produttori hanno cominciato a investire in Svezia, Danimarca, Norvegia e nel Sud dell'Inghilterra, aree che prima non erano mai state considerate adatte alla viticoltura.
Vigneti in Sicilia, alle pendici dei Nebrodi
Non potendo emigrare, i vigneti italiani si stanno spostando sempre più in alto di quota, in montagna e in collina, alla ricerca di temperature più moderate. Esemplare è il caso del Piemonte: in pochi anni, i vigneti di Chardonnay e Pinot Nero, usati per lo spumante Alta Langa, si sono progressivamente spostati da 250 metri fino a 800-1.000 metri per preservare le loro caratteristiche organolettiche. Anche i vigneti siciliani si stanno spostando in altura: non solo sull'Etna, dove prima si concentravano tra i 400 e gli 800 metri e oggi superano i 1.000 metri; ma anche nella zona montuosa sopra Corleone, a circa 700 metri di altitudine, sulle Madonie e sui Nebrodi.
Sempre per contrastare le alte temperature, in molte aree, come nelle terre del Prosecco, si sta tornando a utilizzare le vigne a pergola: la copertura vegetale forma infatti una sorta di tetto per le uve a una certa distanza dal suolo per proteggerle dal sole e preservarne la freschezza e l'acidità.
Per proteggere le uve dal sole, molti viticultori tornano a utilizzare il pergolato
La buona notizia per l'Italia è che la biodiversità dei nostri vitigni potrebbe attenuare e addirittura dimezzare i danni delle regioni vitivinicole nel prossimo futuro. Questo perché i vitigni autoctoni sono più forti, più resistenti. Come spiega Attilio Scienza, uno dei più importanti studiosi di viticoltura a livello internazionale "i vitigni autoctoni, che sono frutto di un ciclo di selezione di alcune migliaia di anni, hanno attraversato fasi climatiche estreme e per questo hanno accumulato nel loro dna, per effetto di incroci spontanei e mutazioni, tratti genetici che consentono loro di superare condizioni climatiche davvero difficili".
Guida Vinibuoni d'Italia 2027
La guida ViniBuoni d'Italia Touring fin dalla sua nascita è dedicata ai vitigni autoctoni, espressione del territorio
I vitigni autoctoni - da oltre 25 anni protagonisti della guida ViniBuoni d'Italia, la cui edizione 2027 è in dirittura d'arrivo - non sono quindi solo importanti dal punto di vista culturale, perché preservano l'identità di un territorio attraverso la produzione di vini distintivi e radicati nella storia, ma possono diventare uno strumento fondamentale per contrastare le variazioni climatiche.
Come le bollicine stanno conquistando la Sicilia
Da diversi anni ormai la guida ViniBuoni d'Italia rivolge particolare attenzione agli spumanti con un capitolo dedicato alle migliori bottiglie metodo classico e con il premio Sparkling Star, atteso appuntamento che ogni anno a Vinitaly vede sfidarsi oltre 400 etichette di metodo classico e metodo Martinotti. A scegliere i vincitori è il pubblico che sempre più numeroso affolla lo stand di Enoteca Italia, organizzato dalla guida del Touring Club Italiano.
Oggi poi le bollicine stanno diventando volano di una nuova esperienza enoturistica. Pioniera è ancora una volta la Sicilia, che ha pubblicato il "Manifesto della rete delle bollicine italiane" in cui la produzione di spumante diventa una destinazione da esplorare nei suoi tesori enologici e paesaggistici. Il Manifesto individua e mappa gli itinerari negli areali enologici d'eccellenza, integrando i vitigni autoctoni con il mare, i siti archeologici, le città d'arte, i borghi, i parchi naturali e la gastronomia. L'intento dell'iniziativa, che condividiamo e sosteniamo, è quello di sviluppare percorsi enoturistici in una terra che custodisce patrimoni Unesco e luoghi di grande suggestione come l'Etna, la riserva dello Zingaro, la Valle dei Templi, Selinunte, Segesta, i borghi arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.
Secondo l'Osservatorio Irvo - Istituto Regionale dell'Olio e del Vino sono ben 140 le aziende siciliane produttrici di vini spumanti con 330 etichette sui mercati nazionali e internazionali. La produzione spumantistica siciliana è piccola, ma preziosa: conta l'1% del totale dei vini imbottigliati nell'isola, ma è in continua crescita. E sono proprio i vitigni autoctoni dell'isola alla base della spumantizzazione.
Le bollicine siciliane sono prodotte per il 54% seguendo il Metodo Martinotti (Charmat) e per il 46% seguendo il Metodo Classico. L'86% degli spumanti in Sicilia sono bianchi, il 14% sono rosati. Per denominazione, il 49,1% della produzione è a Igt Terre Siciliane, il 29,3% a Doc Sicilia e il 20,4% a Doc Etna; ma la Doc Etna è la più rilevante in termini di crescita: +20,4% nel 2025.
Nell'edizione 2027 della guida ViniBuoni d'Italia che verrà presentata come di consueto al Merano Wine Festival a inizio novembre, ci sono diverse bollicine siciliane che hanno ottenuto la Corona, massimo riconoscimento della guida, e tre in particolare sono entrate nei Top300: sono il Catarratto Brut Arya 2020 Sicilia Doc di Caruso&Minini, storica cantina di Marsala che produce da Catarratto in purezza un metodo classico di grande finezza; il Grillo Extra Brut 2020 Sicilia doc del Cristo di Campobello, nell'Agrigentino, un altro metodo classico da uve raccolte a mano per questa cantina che è una delle espressioni più autentiche del territorio; e il Sicilia Doc Brut di Feudo Disisa a Monreale (PA), un feudo di 400 ettari dove si produce vino d'eccellenza dal 1867.
Tra le altre cantine siciliane che producono bollicine di qualità vogliamo citare almeno Firriato, prestigiosa azienda con i vigneti e ospitalità ai piedi dell'Etna e nel Trapanese, che ha ottnuto una Corona per l'Etna Doc Brut Gaudensius Blanc de Noir 2020, e la valutazione immediatamente inferiore, 4 stelle, su ben tre etichette, tra cui un rosato.
Corinto Nero, il vino delle Eolie
Il Corinto Nero delle Eolie è un vitigno a bacca nera di antichissima origine mediterranea, diventato oggi il simbolo enologico a bacca rossa dell'arcipelago vulcanico siciliano. Il nome stesso svela la sua terra natale: proviene dall'antica città di Corinto, in Grecia, e si ritiene che sia stato introdotto nelle isole Eolie dai colonizzatori greci. Il naturalista latino Plinio il Vecchio lo menzionava nei suoi scritti definendolo "uva marina nera".
InVino Touring - I vigneti di Corinto Nero delle Tenuta di Castellaro a Lipari
I vigneti di Corinto Nero delle Tenuta di Castellaro a Lipari. Foto di Luca Bonora
Quest'uva è un miracolo della natura: molti dei suoi ceppi ad alberello, che affondando le radici nelle sabbie vulcaniche delle Eolie, sono sopravvissuti alla devastazione della fillossera. Il Corinto Nero ha una particolarità quasi unica nel mondo del vino: i suoi acini sono naturalmente senza semi. Anche per questa ragione per secoli la sua uva è stata essiccata per diventare uvetta da cucina, finché i viticoltori locali non hanno scommesso sulla sua vinificazione in purezza.
Proprio questa uvetta, assieme agli immancabili capperi, a pinoli e olive, zucchero e aceto è alla base di una delle ricette particolari dell'arcipelago, il coniglio all'eoliana. Un piatto di terra dolce e salato, come la vita su queste isole, che può essere meravigliosa, ma anche molto dura.
Essendo privo di vinaccioli, il vino Corinto Nero manca di tannicità e di asprezza e sprigiona una freschezza minerale, vulcanica. Al naso è un'esplosione di frutti di bosco scuri, pepe nero, liquirizia e cenni salmastri dovuti al vento marino.
Il Corinto Nero delle Tenuta di Castellaro, una delle espressioni più autentiche di questo vitigno eoliano. Foto Tenuta di Castellaro
Se il Corinto Nero è un antichissimo vitigno autoctono, il Porticello è uno dei vini bianchi più celebri delle Eolie (nonché uno dei fiori all'occhiello dalla Tenuta di Castellaro, un'oasi di tranquillità tra i vigneti sul versante nord dell'isola). Prende il nome dall'omonima spiaggia di Lipari, famosa per le sue distese di pietra bianca. È un blend delle storiche varietà del territorio, che unisce la verticalità acida del Carricante, l'aromaticità floreale del Moscato Bianco e la ricchezza della Malvasia. Al naso offre profumi freschi ed erbacei, cenni di mela verde, iodio e agrumi. La dolcezza agrumata iniziale è bilanciata da una sapidità quasi salina, che pulisce la bocca. Perché alle Eolie anche i vini sanno di mare.
Gli appuntamenti del vino di settembre
Con l'arrivo dell'autunno gli appuntamenti dedicati al vino si moltiplicano: come di consueto, vi proponiamo una selezione di quelli che sono secondo noi gli eventi più interessanti per assaggiare i vini autoctoni nel loro territorio d'origine, unendo alle degustazioni l'opportunità di visitare borghi e terre di grande interesse storico e paesaggistico.
ViniMilo
Fino al 13 settembre, Milo
Ai piedi del vulcano, il piccolo borgo montano ospita da oltre 40 anni la manifestazione più antica della regione dedicata ai vini dell'Etna. Giunta alla 46ª edizione, ViniMilo celebra il patrimonio vitivinicolo etneo attraverso degustazioni, incontri, masterclass, cultura, musica e momenti di convivialità. Al centro della manifestazione i vini dell'Etna, con particolare attenzione all'Etna Bianco Superiore Doc, espressione identitaria del territorio. In piazza Belvedere e nel centro storico saranno presenti oltre 20 cantine del territorio, tra cui le storiche Barone di Villagrande, Benanti, Cantina Maugeri.
10-13 settembre, Greve in Chianti
Expo Chianti Classico
Organizzata dal Comune di Greve in Chianti a partire dagli anni Settanta, è l'unica che porta in piazza i produttori di tutti i Comuni del Chianti Classico. Per questa 54° edizione, in piazza Matteotti oltre 50 cantine presentano le etichette storiche del Chianti Classico. Banchi di assaggio e vendita, masterclass e numerosi eventi collaterali: mostre fotografiche, artigianato, spettacoli musicali. Da vedere in paese anche il Museo del Vino.
11-20 settembre, Asti
Douja d'Or
In dialetto piemontese è la brocca che un tempo si usava per conservare e servire il vino. Da quasi sessant'anni ad Asti Douja d'or è l'evento dedicato ai vini della città, del Monferrato e del Piemonte, protagonisti di 10 giorni di degustazioni, talk, masterclass, incontri. L'edizione 2026 sarà un'edizione diffusa, che coinvolgerà le piazze e le vie del centro storico di Asti, con il Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato ospitato a Palazzo Alfieri e oltre 400 etichette da tutto il Piemonte nello spazio allestito in piazza San secondo. Ampio spazio a Moscato d'Asti e Brachetto, ma anche a eccellenze regionali come il vermouth e la grappa di Barolo.
18-20 settembre, Lombardia
Festival Franciacorta in Cantina
Tre giorni per scoprire la denominazione geografica tra Brescia e il Lago d'Iseo dove nasce uno dei migliori spumanti italiani metodo classico. Una ventina i Comuni coinvolti che ospitano visite e degustazioni in cantina, eventi all'aperto ma anche visite guidate a castelli, monasteri e dimore storiche della zona; non mancano mostre tematiche e musica dal vivo.
Festa del Vino del Monferrato
18-20 settembre e 25-27 settembre, Casale Monferrato
65° edizione per la grande rassegna enologica che anima di fatto tutto il mese di settembre e culmina nei due finesettimana dedicati alle cucine in piazza che celebrano i sapori e i vini tipici del territorio monferrino: una trentina di proloco del territorio preparano le ricette tradizionali, in un grande ristorante all'aperto. Cuore della manifestazione piazza Castello, che ospita i banchi di assaggio di trenta produttori locali: tra i vini presenti la Barbera del Monferrato, i rossi Grignolino e Rubino di Cantavenna, i bianchi Cortese e Moscato d'Asti.
Gustus - Vini e Sapori di Vicenza
19-20 settembre, Vicenza
Sabato 19 e domenica 20 settembre il Conservatorio di Musica Arrigo Pedrollo ospita la 16a edizione di Gustus - Vini e Sapori di Vicenza, l'appuntamento dedicato alle DOC Colli Berici, Vicenza e Gambellara. Oltre 30 aziende vitivinicole presenteranno al pubblico più di 120 etichette, in un percorso che unisce degustazione, gastronomia locale e valorizzazione del patrimonio artistico cittadino. Gustus propone un itinerario tra vitigni autoctoni e interpretazioni internazionali, dal carattere distintivo di Tai Rosso e Garganega all'eleganza di Pinot Bianco e Sauvignon; naturalmente, vista la sede che ospita l'evento, non mancheranno eventi musicali di ampio respiro.
1-4 ottobre, Val di Cembra
DoloViniMiti, Festival dei vini verticali
Una quattro giorni per scoprire la Valle di Cembra, nel Trentino orientale, il suo territorio, le sue storie e tradizioni ma soprattutto i suoi vini, definiti verticali perché nascono da appezzamenti che raggiungono il 40% di pendenza. Per la quarta edizione il festival accende i riflettori su uno degli elementi che più raccontano questo paesaggio, ovvero i muretti a secco: 700 chilometri che sorreggono 700 ettari di vigneti terrazzati coltivati a Müller Thurgau, Chardonnay, Pinot Nero, Riesling, Kerner e Schiava, vitigno storico di questa terra. Ci sarà spazio anche per la grappa, altro prodotto tradizionale del territorio. Performance e degustazione si intrecciano anche in una serata nel paese di Faver, con uno spettacolo itinerante - calice alla mano - tra vie, piazzette e porticati tra i murales e gli affreschi del borgo.
4-5 ottobre, Bologna
Champagne Experience
Chiudiamo con un appuntamento che non riguarda i vini autoctoni italiani, ma sicuramente susciterà l'interesse degli appassionati: il padiglione 18 di BolognaFiere ospita la 9ª edizione dell'evento diventato ormai un punto di riferimento per gli amanti del metodo classico francese. Partecipano 125 fra aziende e maison produttrici; oltre 700 le etichette in degustazione suddivise per aree geografiche