Sicurezza alimentare

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Bed & Breakfast: HACCP si? o HACCP no?Tutte le attività in cui vi è manipolazione degli alimenti dovrebbero, per obbligo...
11/07/2019

Bed & Breakfast: HACCP si? o HACCP no?

Tutte le attività in cui vi è manipolazione degli alimenti dovrebbero, per obbligo di legge, effettuare l’autocontrollo delle proprie produzioni mediante il sistema dell’HACCP. Esistono, però, realtà in cui la manipolazione degli alimenti non costituisce l’attività aziendale principale. Vediamo come devono comportarsi queste aziende per rimanere in regola.

Sono strutture che vengono definite “extra-alberghiere” e che si differenziano dagli hotel per diversi aspetti, tra cui le dimensioni, il numero di camere e, di conseguenza, il numero massimo di ospiti e i servizi offerti. I Bed&Breakfast (B&B) sono uno degli esempi più classici anche se non gli unici.

Tra le caratteristiche minime che queste attività devono possedere, ci sono anche quelle per la manipolazione degli alimenti, e in particolare facendo riferimento all’unico momento in cui queste strutture si trovano ad interfacciarsi con il cibo, come d’altronde suggerisce anche il loro stesso nome: la colazione. Questo significa che, anche queste strutture, si dovranno allineare a quanto richiesto dalla normativa del settore alimentare, applicando l’autocontrollo e garantendo che il personale destinato alla preparazione e servizio della colazione, come quello destinato all’acquisto e allo stoccaggio dei prodotti alimentari destinati agli ospiti, sia correttamente e costantemente formato in materia di igiene e sicurezza alimentare, esattamente come previsto dal Reg. CE 852/2004.

09/07/2019

Per sicurezza alimentare s’intende un concetto molto semplice ma al contempo complesso e ricco di sfaccettature, poiché nel momento in cui si parla di cibo gli aspetti da tenere in considerazione sono moltissimi a partire dall’igiene del medesimo, all’igiene di chi lo manipola, agli imballaggi utilizzati, al materiale, agli aspetti microbiologici ecc.
Dunque gli aspetti da considerare sono sia quelli prettamente igienici sia quelli sanitari, in cui l’obiettivo comune è quello di offrire ai consumatori la massima tranquillità su ciò che vanno ad acquistare: sia una mela o una mozzarella, in ogni caso il prodotto dovrà sempre assolvere ai requisiti di salubrità.
In altre parole: è possibile sostenere che la sicurezza alimentare è uno strumento atto a mantenere la salute del consumatore sorvegliando dagli alimenti all’acqua a tutti i diversi processi produttivi, fino alle diverse condizioni igieniche.
Si tratta di un concetto legato alla consapevolezza igienico-sanitaria che si applica agli aspetti nutrizionali, merceologici e organolettici di qualsiasi alimento in tutta la catena produttiva, soprattutto in quei luoghi e realtà in cui, per svariati motivi legati a povertà, miseria ecc le condizioni sanitarie non potrebbero fornire adeguata protezione alla popolazione presente o dove per cause climatiche, carestie ecc la qualità del cibo diventa assai rischiosa.

08/07/2019

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Nei giorni scorsi l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha pubblicato i risultati del primo sondaggio ...
06/07/2019

Nei giorni scorsi l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha pubblicato i risultati del primo sondaggio condotto dal 2010 su quanto gli europei si interessano di ciò che mangiano. L’Italia non ne è uscita certo bene: solo il 17% degli intervistati ha dichiarato di preoccuparsi personalmente di sicurezza alimentare, contro una metà europea del 41%.
Si informa il 12% dei ragazzi con meno di 15 anni, il 16% degli adolescenti e una persona su 4 con più di 20 anni. Ma se in media in Europa si osserva un gradiente fra working class e strati di popolazione più benestanti, dove questi ultimi sono molto più consapevoli, in Italia questo gradiente non emerge così nettamente, tranne che per il ceto medio alto della società.

In realtà non è che gli italiani si disinteressino completamente degli alimenti che acquistano: ci sono alcuni ambiti che ci preoccupano abbastanza. Siamo per esempio molto attenti ai rischi di eventuale tossicità, ben più della media europea (ha risposto affermativamente il 61% degli intervistati italiani contro il 50% di quelli europei), e sulla provenienza degli alimenti, che preoccupa il 61% dei connazionali contro il 53% degli europei. È interessante osservare che nella scelta di un prodotto la questione costo non è fra le nostre priorità: l’ha segnalata solo un italiano su tre, contro la metà degli europei.

La prima fonte di informazione, non solo per noi italiani, è ancora la televisione, con buona pace di chi punta il dito contro le fake news che riempiono i social media. 7 italiani su 10 si informano su questi temi in tv, solo 3 su 10 su internet (esclusi i social) e il 23% sui social network. C’è una buona notizia: nel nostro paese è più alta rispetto alla media europea la percentuale di persone che si informano tramite pubblicazioni di settore, lezioni, seminari e conferenze. Circa un intervistato su dieci. Eppure, solo una persona su quattro ha dichiarato che quanto ha appreso in materia di sicurezza ha inciso sulle sue abitudini in cucina.

Purtroppo la fiducia nelle istituzioni che si occupano di sicurezza fra gli italiani è molto bassa rispetto alla media europea. Uno su tre è d’accordo sul fatto che in Italia ci siano delle norme che garantiscono che gli alimenti che mangia siano sicuri (in Europa lo pensa il 43%), mentre il 19% è tranquillo che le autorità nazionali ed europee garantiscano in materia di rischi alimentari (media europea del 29%). Solo il 14% degli intervistati è a conoscenza del fatto che esista l’EFSA e il 17% ritiene che la consulenza scientifica sia indipendente da conflitti di interesse.

La metà degli intervistati in Italia non si fida dei giornalisti, una percentuale in linea con la media europea, Il 38% delle istituzioni: autorità nazionali, ONG ed Europee. La buona notizia è che la categoria di cui ci si fida maggiormente sono gli scienziati: solo il 18% degli italiani preferisce non ascoltarli.

Alla domanda “di quali questioni riguardanti la sicurezza ha sentito parlare?” solo su additivi e antibiotici oltre la metà degli italiani è stato raggiunto da una qualche informazione. In particolare il gap rispetto alla media europea è elevato per quanto riguarda la presenza di residui di antiparassitari negli alimenti: solo il 38% degli italiani ne ha sentito parlare, contro il 65% degli europei.

Considerato che su dieci risposte si poteva rispondere affermativamente solo a cinque, in Italia si osserva una minor polarizzazione rispetto alla media europea. A preoccuparci maggiormente sonno i residui di antibiotici, steroidi e ormoni nella carne, questione indicata dal 44% degli italiani come prioritaria. Seguono gli inquinanti presenti per esempio nel pesce o nei prodotti lattiero caseari, mentre solo il 24% si dice preoccupato dagli OGM, contro una media europea del 27%. Gli unici due aspetti che preoccupano più gli italiani della media europea sono le reazioni allergiche a cibi o bevande e le tracce di materiali che entrano a contatto con gli alimenti, come plastica o alluminio.

Fonte il sole 24 ore

Tutti i soggetti che operano nel settore alimentare, sia che si tratti di vendita sia che si tratti di somministrazione ...
05/07/2019

Tutti i soggetti che operano nel settore alimentare, sia che si tratti di vendita sia che si tratti di somministrazione degli alimenti, devono redigere un piano di autocontrollo che si basa sui sette principi del sistema HACCP.
Si offre ai propri clienti consulenza relativamente a:

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