25/06/2026
ALWAYS AN EYE ON IT
Questa mattina, uno di quelli che si definiscono clienti ‘affezionati’, Rudiger, proveniente dalla Germania, mi ha fatto emozionare.
Il momento del check out è molto importante per chi esercita il lavoro dell’ospitalità: è quel momento in cui, se ci tieni veramente, comprendi se sei riuscito nel tuo intento, se hai dato alle persone ciò che si attendevano, oppure di meno, o tante volte di più. Se ami questo lavoro, cercherai anche solo negli occhi dell’ospite, o nel modo in cui ti stringe la mano, una corrispondenza che gratifichi il lavoro fatto. Molto spesso, da un’occhiata si passa a due parole, poi quattro, cinque, o a volte un intero discorso; qualche volta non ci si saluta soltanto, ma ci si bacia e ci si abbraccia, dandosi appuntamento ‘alla prossima’.
Quelle (rare) volte in cui qualcuno esce scontento, le sue parole o le sue espressioni ti girano in testa a lungo, proprio come oggi, quando un francese è andato via commentando in tono dispregiativo ‘Italiens, Italiens’, ripetendo il gesto del ‘così/cosi’, perché a suo dire i nostri calcoli di pagamento erano approssimativi. Ti cade addosso la scure del pregiudizio e tu resti lì, in compagnia dei sacrifici, delle leggi, delle tasse, delle cose rotte e riparate, delle serate insonni.
E poi sono entrati Rudiger e Melanie, sua moglie. Abbiamo sorriso, abbiamo fatto il conto, abbiamo parlato dei progetti futuri, ci siamo confrontati sui grandi e piccoli cambiamenti degli ultimi anni. Chi ti viene a trovare ogni estate lo sa se sei cambiato, sa se hai risolto quella criticità o l’hai lasciata correre, sa se hai investito nella tua struttura o l’hai tenuta ferma, se hai altri progetti in corso, in sostanza sa se ci tieni davvero. E oggi ne abbiamo avuto la prova, quando Rudiger, prima di andare via, ha detto ‘Lascia che ti dica un’ultima cosa. Vengo qui da cinque anni, e ogni volta è stato fantastico. Ma c’è una cosa in particolare che ho notato: le cose si rompono spesso’. Lì ho pensato: aiuto, sta dicendo che ha notato trascuratezza, ma come è possibile? Ma poi lui ha continuato: ‘Tutto si può rompere, le cose si rompono continuamente, è naturale! Ma voi vi mettete subito all’opera per riparare tutto. Quello che si percepisce chiaramente è che c’è sempre un occhio vigile, always an eye on it’. Lì la tensione si è sciolta: Rudiger aveva sintetizzato, in una sola frase, tutto l’amore che abbiamo per il nostro posto e per il nostro lavoro, un amore che ci è stato trasmesso dalle generazioni precedenti e che ora è condiviso dal mio compagno, dai nostri figli e da tutti i nostri collaboratori e collaboratrici.
Allora mi sono voltata indicando le foto di mio padre e di mio nonno, sempre appese alle pareti, e gli ho risposto che tutto questo veniva da loro, e poi ho aggiunto: ‘it’s not only my eye’, e mi è scesa una lacrima.