13/04/2022
Pasqua dei riti e delle tradizioni
La festa della Pasqua, al di là delle più radicate motivazioni religiose e liturgiche, è davvero legata al primo risveglio della natura.
Nella nostra Calabria, terra di antiche tradizioni, la Pasqua arriva con le sue suggestioni di fede a rinnovare nel cuore degli uomini gioie e speranze.
Il nostro paese, situato su una collina, prima dell’arrivo della pandemia da Covid-19, dal lunedì Santo alla domenica di Resurrezione era un susseguirsi di processioni e di riti.
Il lavacro dei piedi: Il giovedì Santo, giorno che ricorda l’ “ultima cena di Gesù”, è usanza nelle chiese di Calabria di invitare dodici poveri del paese a cui si fa indossare un camice bianco; seduti su due banchi, posti gli uni di fronte agli altri, vengono sottoposti dal curato al lavacro dei piedi con acqua aromatica;
Così come l’esultanza delle palme e degli olivi che poi venivano portati nelle case e nei campi, simboli di pace e di prosperità.
Per prepararsi, spiritualmente e materialmente, al grande giorno della Pasqua di Resurrezione, i nostri contadini usano rinfrescare le pareti domestiche, lustrare mobili e oggetti, ambienti di lavoro e masserizie. Le pulizie di Pasqua sono, nei nostri paesi, un punto d’onore, si può dire, e come vuole la tradizione, tutto deve essere pulito ed in perfetto ordine per il giorno della benedizione delle case che il parroco è solito fare durante il periodo che precede la domenica delle Palme.
Secondo un’antica credenza popolare le visite ai “sepolcri” devono essere fatte in numero dispari, come pure è usanza che, nella notte di veglia al sepolcro, le comari si scambino a bassa voce i segreti della magia e le parole dei “carmi”. Per tutto il periodo della settimana Santa, inoltre, non devono essere suonate le campane fino al momento della Resurrezione di Cristo.
L’unica cosa che è permessa di fare è quella di impastare la farina per preparare il pane e i dolci pasquali.
Le case contadine a Pasqua profumano di pane; la presenza del pane sulla tavola pasquale ha un significato votivo, nel ricordo della discendenza del sovrannaturale arcano prodigio della germinazione del grano, e, quindi, del pane azzimo, perpetuato dalla cristianità.
Oggi, come allora, ritroviamo sulle nostre tavole i cibi “sacrali” della Pasqua: le spighe di grano tramutate in pane, le erbe, le uova, l’agnello, irrinunciabili e caratteristici alimenti di questa festa.
Ma la grande attrazione e suggestione gastronomica pasquale sono senz’altro i dolci! All’annunzio festoso della Resurrezione di Cristo, al suono squillante delle campane si unisce il frastuono e l’allegria dei ragazzi che finalmente possono gustare le “cuzzupe”, le nostre ciambelle pasquali decorate di uova e confettini di zucchero colorato che secondo una antichissima usanza si scambiano in segno di augurio tra i fidanzati.
Sarà per il rifiorire della primavera, sarà per quel vago “desio di caldo” (lo diceva Tommaso Campanella), sarà perché l’anima si sente purificata e leggera, ma a Pasqua è proprio vero che in ogni cuore fiorisce una strana e incontenibile felicità. Non a caso si dice: sei contento come una Pasqua!