23/04/2021
I SANTI FIMMINI
Nella cultura popolare siciliana, in tempi non troppo lontani, i contadini, non disponendo di un medico nelle zone periferiche della città, per le questioni più o meno gravi, come un mal di testa, un’insolazione o un dolore di pancia, andavano a bussare alla porta di anziane donne, che tramite delle preghiere in dialetto simili a delle litanie e dei riti non canonici di carattere religioso (cristiano cattolico), curavano il paziente.
Molto probabilmente tramite l’effetto placebo e le reazioni fisiologiche dell’organismo, i sintomi successivamente si presentavano con meno frequenza e andavano a scemare da sé; nel caso del fuoco di Sant’Antonio le donne utilizzavano la saliva e la preghiera per “cemmarlo”.
Nella cultura popolare siciliana si parla spesso di queste donne chiamate con l'appellativo di "santi fimmini".
Recitavano orazioni e scongiuri popolari, facenti parte dell'esoterismo cristiano cattolico, nativo della Sicilia, conosciuto anche come "magia bianca popolare", che in effetti di magico non ha nulla, poiché si trattava di preghiere cristiane, lontane quindi dalla magia.
Con queste praticavano un'esortazione ai santi, alla Madonna, per ottenere, tramite intercessione divina, guarigioni dell'assistito, previsioni su un futuro evento ecc.
E siccome dove esiste il bene, esiste quasi sempre anche il male che trama e agisce alle spalle, oltre alle "sante donne", esisteva la fazione opposta: "le mavare".
Queste utiluzzavano la magia nera, i voodoo, invocavano gli "spiriti guida" (non raccomandabili), lanciavano "mavarie" contro dei poveri malcapitati.
Gelosissime di quest’arte, la tramandavano solo in famiglia e lì doveva restare.
Veniva tramandata alle figlie, alle nipoti (se degne).
Fonte: Catania storia e cultura