11/04/2026
Questa è Erbetta. Nominata così perché qualche tempo fa, con nostro stupore, aveva l'erba che le cresceva sulla schiena.
Questo post è per raccontarvi la sua storia.
Negli ultimi anni i lupi sono tornati nella nostra zona.
Con loro sono arrivati gli attacchi: qualche pecora per notte, o decine in una sola sera (le volte che insegnavano ai cuccioli a cacciare).
Abbiamo imparato e ci siamo adattati: recinti alti due metri interrati, due cani maremmani (Spettro e Nymeria), e pecore sotto casa.
Un anno senza attacchi. Pensavamo di avercela fatta.
Due sere di distrazione, senza Spettro e Nymeria.
I lupi aspettano esattamente quelle.
Dopo questi due attacchi il gregge era quasi azzerato. Nonostante tutto, rimaste tre pecore, c’era ancora speranza di ricominciare.
Erbetta è l'unica sopravvissuta all'ultimo attacco, avvenuto qualche settimana fa', uscendone gravemente ferita.
Un attacco avvenuto in un recinto di meno di un ettaro, sotto casa nostra, con tanti cani quante pecore.
Una cosa impensabile, dicevano gli esperti. La verità è che questi non si comportano più come lupi.
Erbetta è stata curata. Oggi sta bene, sempre incollata a Spettro, come se quella notte le avesse fatto da scudo.
Continuiamo a scherzare che sia stata quell'erba sulla schiena a portarle fortuna, tre attacchi e tre volte sopravvissuta, ma dentro di noi sappiamo che Erbetta è diventata qualcosa di più.
È l'ultima rimasta di un gregge che abbiamo costruito e perso più volte. Il simbolo di un equilibrio che non riusciamo più a trovare. Il segno di una specie reintrodotta con le intenzioni giuste, ma senza una gestione all'altezza.
Siamo cresciuti andando nei boschi senza pensarci. Oggi, appena cala il sole, non è più così scontato.
Se non bastano gli animali morti, le stalle vuote e i pastori che smettono uno dopo l'altro — cosa deve ancora succedere perché se ne parli davvero?