14/05/2026
Senza rispetto per le Religioni degli Altrə. L'unico Dio degli Eserciti si prende ciò che vuole quando vuole con la Forza
Michele Giorgio, Al Aqsa, sfida allo status quo, Il Manifesto, 14 maggio 2026
L'UNICA DEMOCRAZIA L’ultradestra israeliana nel Giorno di Gerusalemme intende porre fine alle intese con la Giordania sul terzo luogo santo dell’Islam
Alla vigilia della Marcia delle bandiere, momento clou delle celebrazioni dell’ultradestra israeliana per il Giorno di Gerusalemme, Yitzhak Wasserlauf, ministro per lo sviluppo delle aree periferiche, ieri è entrato sulla Spianata della moschea di Al Aqsa e vi ha pregato in violazione dello status quo del sito religioso, terzo luogo santo dell’Islam, «per il bene del popolo di Israele, per i soldati delle Forze armate e per la guarigione di tutti i feriti». Wasserlauf ha esortato il pubblico a visitare e pregare sulla Spianata, considerata dai religiosi ebrei il luogo dove sorgeva il biblico Tempio, per assistere a quella che ha definito la «rivoluzione» contro regole e intese internazionali messa in moto dal ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir. «È commovente vedere ogni volta tanti ebrei pregare sul Monte del Tempio», ha affermato Wasserlauf, per sottolineare la fine di fatto del divieto per gli ebrei di pregare nel sito islamico, nel quadro dell’intesa del 1967 con la Giordania – custode dei luoghi santi islamici e cristiani a Gerusalemme – secondo la quale i musulmani pregano sulla Spianata, gli ebrei al Muro del Pianto e i cristiani al Santo Sepolcro.
All’inizio di quest’anno, la polizia israeliana aveva permesso per la prima volta di portare sulla Spianata fogli guida per le preghiere ebraiche, in una decisiva deviazione dallo status quo. A febbraio, le autorità israeliane hanno esteso di un’ora l’orario di visita mattutino per gli ebrei durante il Ramadan, approvando per la prima volta una misura di questo tipo nei giorni del mese sacro islamico.
Wasserlauf, con la sua «visita», ha voluto anche confermare indirettamente che l’obiettivo è quello di scardinare in via definitiva le intese con la Giordania e di portare la Spianata di Al Aqsa a una situazione analoga a quella di Hebron. Nel 1994, nella città della Cisgiordania meridionale, dopo la strage di 30 palestinesi compiuta dal colono israeliano Baruch Goldstein, il sito della Tomba dei Patriarchi, rimasto per secoli sotto il controllo delle autorità islamiche, fu diviso in due parti tra ebrei e musulmani. Una «spartizione» della Spianata, già luogo di stragi di palestinesi, potrebbe innescare una crisi profonda segnata da manifestazioni e scontri violenti a Gerusalemme e in tutto il mondo islamico.
Eppure la destra religiosa israeliana continua a ti**re la corda. Ora con maggiore forza, per l’approssimarsi delle elezioni politiche. Previsto ufficialmente il 27 ottobre, il voto potrebbe essere anticipato al primo settembre se la crisi di governo causata dall’uscita dalla maggioranza del partito religioso Degel Hatorah, dovuta alla mancata approvazione della legge che prevede l’esenzione dei giovani ultraortodossi dal servizio di leva, sfocerà, forse già la prossima settimana, nella mozione di sfiducia al premier Netanyahu che stanno preparando i partiti di opposizione. Con elezioni entro qualche mese, gli estremisti di destra, con in testa i coloni, non perderanno occasione per puntare all’escalation contro gli «arabi», cioè i palestinesi, a Gerusalemme e in Cisgiordania.
Un primo test è previsto oggi e domani con il Giorno di Gerusalemme, che celebra l’occupazione della zona Est, palestinese, della città e la sua «riunificazione» sotto controllo israeliano avvenuta durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Lunedì, l’Ong Beyadenu ha chiesto alla polizia di consentire agli ebrei di salire al Monte del Tempio per questo appuntamento annuale, durante il quale il sito è solitamente chiuso agli ebrei in base agli accordi con il Waqf giordano. La richiesta ha ricevuto il sostegno di ministri e parlamentari.
Intanto, a partire da questo pomeriggio fino a notte, migliaia di israeliani, in prevalenza giovani, si recheranno sventolando la bandiera di Israele alla Porta di Damasco, nel cuore della Gerusalemme araba, e da lì andranno verso il Muro del Pianto. La Città Vecchia, abitata in buona parte da palestinesi, sarà vuota, con i negozi chiusi: la popolazione non si muoverà da casa. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le aggressioni ai palestinesi che si avventurano in strada nel Giorno di Gerusalemme.
Coloni all’attacco anche in Cisgiordania, nei pressi di Jaljulia, a nord di Ramallah. Ali Kaabneh, 16 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze militari israeliane intervenute a sostegno dei coloni. Anche in questa occasione i coloni hanno sostenuto di essere entrati nel villaggio per recuperare alcune pecore rubate dai palestinesi. Un pretesto che usano spesso per giustificare le loro scorribande. Nel frattempo, denunciano i palestinesi, sono state rubate 700 pecore a Sinjil.
A Nablus, il ministro israeliano Smotrich, uno dei più oltranzisti del governo Netanyahu, alla testa di migliaia di coloni, si è recato in visita alla Tomba di Giuseppe, auspicando l’instaurazione di una «presenza ebraica permanente» nel sito religioso. «La nostra presenza qui è una chiara dichiarazione che il popolo di Israele sta tornando alle proprie case», ha affermato Smotrich, impegnato a recuperare consensi: i sondaggi lo danno al momento fuori dalla Knesset.
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