10/09/2026
INTEGRAZIONE E SICUREZZA: QUESTI NON LI RICONOSCIAMO COME COMMERCIANTI!
Una studentessa americana di 18 anni entra in una rosticceria. Secondo gli investigatori, il gestore, 31enne originario del Pakistan, avrebbe chiuso la porta e l’avrebbe aggredita sessualmente. La ragazza riesce a chiedere aiuto dalla vetrina. L’uomo viene arrestato: per quanto?
Nel 2024 gli stranieri residenti erano circa il 9% della popolazione, mentre agli stranieri era riferito circa il 35% delle segnalazioni di persone denunciate o arrestate. Per le violenze sessuali la quota arrivava a circa il 44%.
Questi numeri pongono domande che non possiamo censurare in nome dell’accoglienza.
Come vengono rilasciate licenze e autorizzazioni?
Come vengono conseguiti i requisiti professionali necessari?
Come si supera la formazione obbligatoria?
Come si comprendono HACCP, norme sanitarie, sicurezza e obblighi verso il consumatore se non si comprende adeguatamente l’italiano?
In nome dell’integrazione, vogliamo almeno verificare che chi apre un’attività sappia comunicare nella lingua del Paese in cui lavora?
Che conosca le nostre leggi?
Che comprenda le regole che è obbligato a rispettare?
Che accetti i principi fondamentali della nostra società, a cominciare dalla libertà e dal rispetto delle donne?
Stiamo chiedendo allo Stato controlli veri e requisiti seri per tutti.
Perché mentre commercianti e artigiani onesti vengono soffocati da tasse, burocrazia e controlli, troppe domande sul funzionamento delle attività “mordi e fuggi” rimangono senza risposta.
Il commerciante è chi alza la serranda, lavora, paga, rispetta le regole e costruisce fiducia con il territorio. Italiano o straniero.
E forse dovremmo tornare a scegliere chi mantiene vivo questo Paese: produttori, artigiani, agricoltori e botteghe del territorio.
Comprare italiano non significa odiare gli altri. Significa amare e difendere ciò che abbiamo.
L’integrazione è un patto: l’Italia offre diritti, libertà e opportunità; chi sceglie di viverci deve rispettarne leggi, persone e libertà ALTRIMENTI NESSUNO LI OBBLIGA A RESTARE!
Non è razzismo.
È pretendere integrazione, invece di limitarsi a pronunciarne la parola.