07/06/2026
Da piccola la chiamavano “la piccola Charlot” perché era solita esibirsi - non aveva nemmeno dieci anni - con frac, bombetta e bastone, piccoli baffi neri disegnati con il turacciolo, imitando Charlie Chaplin per i clienti della Clinica Gastronomica.
Ha sempre amato interpretare le mode e la musica del momento, mischiando abiti e stili diversi, per suonare la chitarra e cantare per gli avventori tutte le novità che arrivavano in vinile dai “cugini milanesi”: Giorgio Gaber e Marcella Bella, Bob Dylan e l’Equipe 84.
La Franca è sempre stata una trasformista, il ristorante il suo palco… poteva essere chiunque rimanendo sempre se stessa.
Fu con la stessa voglia di osare e di divertirsi, nonostante le vicissitudini della vita, che affrontò, ormai venti anni fa, la malattia che provò a portarcela via: comprò decine di parrucche, con le quali ogni giorno si divertiva a essere diversa. “Tutto tempo ricevuto in regalo” diceva sempre a chi rimaneva allibito davanti alla sua straripante voglia di vivere, sperimentare, sorridere.
Impossibile non rimanere colpiti dal suo carattere, che lei diceva essere stato forgiato dal suo nasone, ereditato dal papà Arnaldo: “con un naso così devi imparare a essere leggera, volare sopra i problemi, o cantarci su” sosteneva.
Oggi la nostra Franca - o Franchina, come molti la chiamavano - ci ha lasciato. Ci mancherà il suo carisma, il suo sorriso, il suo essere risoluta, forte e leggera nello stesso tempo. Ma penseremo a te, cara Franca, ogni volta che sentiremo una delle tue canzoni, o che vedremo qualcuno accennare un passo di danza.
Ci hai insegnato a ballare davanti ai problemi, a mordere la vita, a prendere tutto come un regalo.
Siamo stati fortunati ad averti fino a qui al nostro fianco.
Buon viaggio!