15/04/2026
Ci sono luoghi che non scegli: ti crescono addosso.
E anche quando te ne allontani, continuano a parlarti.
Per Cesare, l’hotel è questo.
PRIMA PARTE 🏡🏡
Apertura – infanzia e primi ricordi
1. Quale è il primo ricordo che hai se pensi all’albergo?
Quando la struttura è entrata nella vita della nostra famiglia io avevo sei anni. Ero piccolo, sì, ma non così piccolo da non ricordare.
Ricordo perfettamente la prima volta che i nostri genitori hanno portato noi 3 fratelli a vedere l’hotel. Avevano tenuto la sorpresa fino all’ultimo!
Poi un giorno ci dicono: “ragazzi, venite che vi portiamo a vedere una cosa nuova..”, partiamo, con la mitica Fiat Duna, e andiamo verso Rocca d’Aveto, e, appena superato il bivio sotto appunto l’hotel, ci dicono: “ragazzi, guardate un pò a sinistra..” Noi guardiamo e non capiamo, poi entriamo con la macchina nella strada privata dell’hotel, non c’era nessuno, solo un sacco di abeti giganti. E a quel punto parcheggiamo e loro ci dicono: “..da oggi papà e la mamma lavorano qui!”
Per me, che fino a quel momento avevo solo intuito che stava succedendo qualcosa di importante, ma senza rendermi conto di cosa e della sua portata, è stato come entrare in un mondo nuovo. Spazi enormi, corridoi lunghissimi, odori diversi da quelli di casa.
Sembra incredibile quanto poco ti ricordi di quando hai 6 anni, ma di quel poco quanto te lo ricordi bene, ti sembra di riviverlo, che emozione!!
2. Quando eri piccolo, ti capitava di dare una mano in albergo? Che ricordo ti è rimasto di quei momenti?
Sì certo, negli anni successivi davo una mano, ma non si può dire che “lavorassi”, Più che altro imparavo. Guardavo, ascoltavo, provavo. Intorno ai dieci anni ho iniziato a fare qualche turno in sala, perchè mi piaceva, e ho dovuto insistere con i miei genitori! Insomma, ero un bambino… magari loro erano contenti anche se mi piaceva un pò giocare. Ma per rendermi contento, mi hanno seguito e insegnato, sempre con l’incipit che in quel momento fosse una via di mezzo fra divertimento e apprendimento, non un dovere.
Col senno di poi, era già una scuola. Solo che allora non lo sapevo.
3. Crescere in una famiglia che gestisce un albergo come ha influenzato la tua infanzia?
Abbastanza presto ho capito che quello dell’albergo non era un lavoro “normale”.
Non esiste il sabato, non esiste la domenica. E l’estate, che per molti è sinonimo di vacanza, per noi era il periodo più intenso.
Allo stesso tempo, però, è stata una palestra di vita incredibile. Vedere le persone lavorare, osservare come si gestiscono i problemi, entrare in contatto ogni giorno con clienti diversi, storie diverse, caratteri diversi.
I nostri genitori, senza accorgersene, ci hanno immersi di conseguenza in questa realtà molto presto, ma senza farci mai sentire privati di qualcosa. Le vacanze si facevano fuori stagione, è vero, ma forse proprio per questo le ricordo ancora meglio.
Oggi forse inizio a capire quanto hanno fatto per noi, e posso solo ringraziarli: per l’esempio e per l’equilibrio.
Scelte di vita e percorso personale 🧑💻
3. Hai poi deciso di intraprendere strade diverse dall’albergo: è stata una scelta naturale o c’erano altre motivazioni?
È stata una scelta naturale.
L’albergo è sempre stato presente, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di capire chi ero io, al di fuori di quello. Volevo studiare, provare un percorso diverso, immaginarmi in un contesto industriale, e così ho fatto.
Non è scontato che i tuoi genitori appoggiano la tua scelta quando non vuoi percorrere la strada che ti hanno costruito. E invece mi hanno sostenuto, incoraggiato, lasciato libero di provare. Non riuscirò mai a sdebitarmi di tutto questo!
4. Fin da bambino, avevi un sogno nel cassetto o un’idea chiara di quello che volevi fare?
No, non davvero. Ho sempre avuto più curiosità che certezze. Mi interessava capire come funzionavano le cose, osservare, imparare. Forse più che un sogno avevo una voglia costante di esplorare possibilità, senza decidere troppo presto. Poi arriva il momento in cui capisci quale è la tua strada, e a quel punto vai dritto su quella.
5. Hai avuto la fortuna di avere genitori che, pur avendo un’attività impegnativa e che hanno costruito anche per te, ti hanno lasciato libertà di scegliere il tuo futuro. Cosa significa per te oggi poter prendere le tue decisioni senza vincoli?
Libertà sì, ma con responsabilità.
Quando ho deciso di intraprendere l’università, i miei genitori mi hanno sostenuto completamente, anche dal punto di vista economico. Ma con una regola molto chiara: non sarebbero stati una banca per “spassarmela”.
Il supporto c’era, a patto che ci fossero impegno e risultati in tempi normali. In caso contrario: rubinetti chiusi e arrangiati!
All’epoca magari non l’ho vissuta così lucidamente, ma oggi riconosco quanto fosse educativo. E quanto mi abbia aiutato a dare valore alle scelte che facevo.
6. Guardando indietro, ti è mai capitato di pensare: “Forse avrei potuto restare nell’albergo”?
Sì, certo.
È un pensiero che, prima o poi, viene. Ma non con rimpianto. Oggi sono contento del mio percorso e delle soddisfazioni che mi sta dando. Questo non toglie nulla al legame affettivo fortissimo che ho con l’attività di famiglia.
TO BE CONTINUED….. 💚