08/09/2026
Nel libro Le otto montagne di Paolo Cognetti, Bruno Guglielmina, il ragazzo che è un tutt’uno con la montagna, dice: «Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito».
A volte, l’essere umano si colloca fuori o sopra il mondo vivente, quasi come se la natura fosse un paesaggio da osservare. Chi invece quel mondo lo abita distingue il bosco dal pascolo e il torrente dalla roccia, perché intrattiene con ciascuna di quelle realtà un rapporto concreto.
Ciò che viene riconosciuto smette di essere soltanto uno sfondo: entra nella nostra esperienza, nelle nostre relazioni e quindi anche nella nostra responsabilità.
La cura riguarda la terra che lavoriamo, ciò che produce, le persone che vi prendono parte e le relazioni che costruiamo nel territorio. Non si può curare la terra lasciando ai margini le persone.
L’incontro con Oikos si sviluppa anche dall’opportunità di trattare insieme due responsabilità che spesso vengono separate: la tutela del creato e la giustizia sociale, per costruire possibilità concrete di partecipazione, relazione e lavoro.
«Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale», scriveva Papa Francesco.
Terra, giovani, fragilità, lavoro, competenze, istituzioni e comunità abitano lo stesso territorio e chiedono una responsabilità comune.
È un impegno che prende forma anche in Jobel, il progetto promosso dalla Caritas Italiana che a Catanzaro coinvolge la Caritas diocesana, Oikos e altre realtà del territorio, per accompagnare giovani in carico ai servizi della giustizia minorile verso scelte di vita responsabili e percorsi di riparazione con la comunità.
Jobel non chiede soltanto ai giovani di prendere nuovamente parte alla vita della comunità. Chiede alla comunità di riconoscere la propria parte nell’accompagnamento e nella possibilità di ricominciare, coltivando rapporti che continuino dentro e fuori dal carcere.
«Nessun adolescente cresce da solo» e nemmeno il ritorno alla vita comune può compiersi da soli.