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02/11/2026

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SQUINZANO - LA MASCIÀRA. 🧙‍♂️

La masciàra rappresenta una delle espressioni più affascinanti del folklore salentino.

L’etimologia del termine è incerta. Secondo l’ipotesi più accreditata, masciàra deriverebbe dal latino magus o magica (“mago”, “magia”), con il suffisso -ara, tipico dei nomi di mestiere, assumendo così il significato di “donna che pratica la magia”.
Un’altra teoria la collega a masca (“strega”), dal latino tardo masca, termine che indica uno spirito o un’entità notturna, forse di origine prelatina o germanica.
Alcuni studiosi richiamano anche il greco Megaira, da cui deriva Megera, una delle Furie della mitologia greca, legata alla vendetta e all’oltretomba.

Nella tradizione popolare, la masciàra era una sorta di strega o fattucchiera diffusa soprattutto nell’antica Terra d’Otranto.
Custode di antichi saperi, era considerata esperta nell’uso delle erbe medicinali, dei rimedi naturali e dei rituali propiziatori.
A questa donna venivano attribuite conoscenze legate alla medicina popolare, alla guarigione e alle credenze magico-religiose del territorio.
Alcune interpretazioni folkloriche e antropologiche hanno messo in relazione la masciàra con antiche figure femminili legate alla natura e ai cicli stagionali, talvolta associate a divinità come la messapica Thana, vicina ad Artemide e Diana.
In questa prospettiva, i rituali legati alla luna e alle stagioni sono stati letti come possibili tracce di antiche forme di spiritualità popolare, poi rielaborate nel tempo dalla cultura cristiana.
La tradizione orale, inoltre, attribuisce alla masciàra anche la capacità di trasformarsi in animali notturni, come gatti o gufi, contribuendo a renderla una figura al tempo stesso affascinante e temuta.

Nel passato ci si rivolgeva a lei quando la medicina non bastava o quando un malessere appariva inspiegabile, perché si credeva che, attraverso gesti rituali, preghiere e formule segrete, potesse alleviare sofferenze e ristabilire equilibrio e benessere.
Le venivano inoltre riconosciuti poteri di protezione nei confronti di persone, animali e raccolti.

Le sue pratiche si intrecciavano spesso con la fede cattolica, dando vita a una forma di religiosità popolare in cui il sacro e il magico convivevano.
Questo patrimonio di conoscenze veniva trasmesso oralmente, spesso da donna a donna, talvolta nella notte che precedeva particolari festività religiose, in un clima di segretezza e suggestione.

Alla masciàra erano associate pratiche legate alla sfera amorosa, come la preparazione di filtri d’amore. Secondo la tradizione popolare, mediante erbe, amuleti e rituali simbolici si riteneva possibile influenzare i sentimenti e favorire l’innamoramento.
In alcuni racconti, le madri di giovani donne non ancora sposate si rivolgevano a lei per suscitare l’interesse di un possibile pretendente e agevolare così un’unione desiderata.

Ricordo, da bambino, le zie e mia madre parlare, a bassa voce, di persone conosciute che si erano rivolte alla masciàra del paese o dei paesi vicini.
Erano conversazioni discrete, quasi sussurrate, come se certe storie dovessero restare custodite nel silenzio.
Affioravano racconti di madri in pena per figlie ormai considerate “zitelle”, incapaci di trovare marito, o di ragazze abbandonate dal fidanzato, come se quella mancanza d’amore diventasse una ferita silenziosa, destinata a non trovare pace.

Riemerge nella memoria il ricordo di una loro comare che si recava presso una vicina di casa, per chiedere aiuto a una masciàra.
Sua figlia era stata abbandonata dal fidanzato e quella madre, disperata e piena di dolore, sperava che attraverso quei rituali il giovanotto potesse tornare da lei.

Le parole di mia madre e delle zie evocavano notti di luna piena, considerate momenti in cui ogni cosa sembrava caricarsi di forza e mistero, ciocche di capelli custodite con cura, erbe raccolte e avvolte in fazzoletti annodati, piccoli oggetti nascosti nei luoghi più impensati.
Tutto sembrava rispondere al desiderio ostinato di trattenere un amore perduto o di richiamarlo indietro, come se i sentimenti potessero essere guidati da gesti segreti e antichi.

La masciàra era anche legata al fenomeno dell’affascino, credenza popolare connessa al malocchio e alle energie negative generate da invidia o eccessiva ammirazione.
Questa influenza poteva provocare sintomi come mal di testa, nausea, debolezza e spossatezza.
Per contrastarlo si ricorreva a riti magico-terapeutici praticati dalla masciàra.
Il suo compito era liberare la persona colpita attraverso preghiere e gesti rituali.
Il malocchio, secondo la credenza, poteva nascere da uno sguardo invidioso o perfino da un complimento non accompagnato da formule protettive come: “Dio ti benedica”.
A questi si aggiungevano gesti apotropaici come fare le corna o toccare ferro.

Durante i riti, la masciara poteva sbadigliare ripetutamente, gesto interpretato come segno di assorbimento del male.

Anche a Squinzano, nella tradizione orale, episodi di malessere improvviso venivano spesso attribuiti all’affascino e si ricorreva alle donne del paese esperte in pratiche di guarigione.
Nel territorio di Squinzano, come in tutto il Salento, questi racconti sopravvivono nella memoria rurale, dove la masciàra permane nell’immaginario legato alla magia e al malocchio.

04/09/2026
È sbocciata la stapelia variegata.
02/09/2026

È sbocciata la stapelia variegata.

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