Bed & Breakfast Isonzo

Bed & Breakfast Isonzo Immerso in una zona verde di Turriaco, il B&B Isonzo è a meno di un chilometro dall'aeroporto FVG di Trieste - Ronchi dei Legionari.

Immerso in una zona verde di Turriaco, il B&B Isonzo offre un servizio di trasferimento gratuito dall'Aeroporto Friuli Venezia Giulia durante le ore del giorno, un parcheggio, ugualmente gratuito, e camere in stile classico affacciate sul giardino o sulle colline del Carso. A vostra disposizione troverete una palestra e un personale sempre pronto a organizzare per voi gite in barca sulla laguna. I

l Grado Golf Club dista 7 km. Ogni mattina gusterete una colazione a base di prodotti dolci. Impreziosite da mobili d'epoca, le sistemazioni sono dotate di aria condizionata, TV a schermo piatto, connessione Wi-Fi gratuita e bagno privato. Alcune vantano pavimenti in legno o soffitti con travi a vista. Ubicato in una zona ricca di silenzioni parchi e vigneti, l'Isonzo sorge sul terreno di un bunker risalente alla prima guerra mondiale e presenta alcuni reperti dall'epoca.

A Turriaco …. SEIMO …. 🧙 … ❤️CELTI ❤️FVG ❤️
27/03/2026

A Turriaco …. SEIMO …. 🧙 … ❤️
CELTI ❤️
FVG ❤️

Ogni anno, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, in decine di paesi del Friuli Venezia Giulia succede una cosa strana.

Su colline, prati e colli si accendono enormi falò visibili a chilometri di distanza. Si chiamano Pignarûi. La gente li chiama anche Panevin, Foghere, Fogoron — a seconda del paese. Li accende, li guarda bruciare, poi torna a casa.

E quasi nessuno sa cosa sta davvero facendo.

I Pignarûi non nascono con il Natale cristiano. Non nascono con i Re Magi. Nascono con Belanu, divinità protoceltica della luce solare e delle stagioni, invocata dalle popolazioni celtiche pre-romane che abitavano questa terra prima ancora che Roma esistesse come potenza.

Il rito era preciso, non decorativo.

Si ammassava legna, fieno e residui del raccolto in una pira. In cima si metteva "la vecia", un fantoccio femminile destinato a bruciare — per scacciare il cattivo tempo, invocare la primavera, garantire fertilità ai campi. Le ceneri, dopo, venivano sparse direttamente sulla terra per portare abbondanza.

Ma la parte più interessante è il fumo.

La direzione del fumo è una profezia agricola. Se sale verso est, verso il sole nascente, l'anno sarà abbondante. Se piega verso ovest, arriva la carestia. Non è una leggenda vaga — è un sistema di divinazione strutturato, tramandato generazione dopo generazione, che i friulani hanno continuato a praticare anche dopo che il suo significato originale era stato dimenticato.

Con la cristianizzazione, il rito non sparì.

Fu semplicemente ridipinto. I falò celtici di Belanu diventarono i falò dell'Epifania. Le pire benedette con l'acqua santa. Il corteo partiva dalla chiesa. Ma la struttura del rito — il fuoco, il fantoccio, la cenere sui campi, la lettura del fumo — rimase identica per oltre duemila anni.

A Tarcento, in provincia di Udine, la tradizione è sopravvissuta anche quando stava scomparendo altrove. Ogni 5 gennaio c'è ancora una fiaccolata dei "pignarulârs" con corteo storico. In Carnia e nel Canal del Ferro si lanciano ancora le cìdules, rotelle incandescenti scagliate dalle alture per leggere gli auspici dell'anno.

Non è folklore innocuo. È sincretismo puro.

Una civiltà ha conquistato un'altra. Ha cambiato il nome al dio, ha spostato la festa sul calendario cristiano, ha messo un prete al posto dello sciamano. Ma il gesto — il fuoco, il fumo, la cenere, la profezia — è rimasto lo stesso.

Due millenni. Stesso rito. Nome diverso.

In breve:
I Pignarûi sono enormi falò accesi ogni Epifania in Friuli, ma la loro origine è celtica pre-romana, legata al culto di Belanu, dio del sole.
La direzione del fumo serve da profezia agricola: est significa abbondanza, ovest carestia — un sistema di divinazione pagano sopravvissuto intatto.
Con la cristianizzazione il rito fu 'ribattezzato' ma non cambiato: stessa struttura, stesso gesto, nome diverso, per oltre 2000 anni.

Friuli ❤️
26/03/2026

Friuli ❤️

Siamo nel 1575. Un contadino di Ialmicco, in provincia di Udine, viene convocato davanti al tribunale dell'Inquisizione.

Il suo nome è Paolo Gasparutto. E quello che racconta non assomiglia a nessuna confessione di stregoneria che gli inquisitori abbiano mai sentito.

Dice che non fa il male. Dice che lo combatte.

Quattro volte l'anno, nelle notti delle Quattro Tempora — i giorni di digiuno a inizio stagione — il suo spirito abbandona il corpo. Si trasforma. Parte. E va a combattere le streghe.

Non da solo. Con un esercito di altri come lui: i benandanti, letteralmente "quelli che vanno bene".

Da un lato i benandanti, armati di mazze di fi*****io. Dall'altro i malandanti — streghe e stregoni — armati di canne di sorgo. In mezzo: il destino del raccolto.

Se i benandanti vincevano, la stagione sarebbe stata abbondante. Se perdevano, la carestia era certa.

Aspetta.

Questi uomini non si nascondevano. Non negavano. Raccontavano tutto agli inquisitori con la stessa tranquillità con cui avrebbero descritto il loro orto. Si consideravano i difensori della comunità, non i suoi nemici.

Gasparutto riferì persino di aver ricevuto la chiamata da un angelo: «Ti mandarò un benandante, et ti bisogna andare a combattere per le biade».

Spoiler:

Gli inquisitori non sapevano bene cosa farsene. Queste storie non rientravano negli schemi del sabba diabolico che si aspettavano di trovare.

Ci vollero decenni. Ma alla fine il meccanismo inquisitoriale funzionò lo stesso: nel giro di circa cinquant'anni, dal processo a Gasparutto del 1575 fino al 1634, i benandanti vennero progressivamente reinterpretati. Da protettori a eretici. Da paladini a stregoni.

La storia però non finì lì.

Negli anni Sessanta del Novecento, lo storico Carlo Ginzburg iniziò a frugare negli archivi inquisitoriali — prima a Modena, poi a Venezia, poi in tutta Italia. Quello che trovò lo portò a scrivere, nel 1966, un libro pubblicato da Einaudi che cambiò la storia degli studi sul folklore europeo: I Benandanti.

La tesi di Ginzburg era radicale: quelle battaglie notturne, quei voli in forma animale, quelle estasi stagionali non erano invenzioni contadine né deformazioni del sabba cristiano.

Erano i resti quasi intatti di un antico sciamanesimo agrario europeo. Un sistema di credenze che si estendeva dall'Alsazia al Tirolo, dalla Svizzera all'Europa Centrale, e che nelle campagne friulane aveva sopravvissuto per secoli — fin quasi sotto il naso dell'Inquisizione.

Il Friuli rurale aveva conservato qualcosa che il resto d'Europa aveva già dimenticato.

In breve:
Nel 1575 Paolo Gasparutto di Ialmicco dichiarò all'Inquisizione di combattere le streghe in trance durante le Quattro Tempora.
I benandanti si consideravano difensori del raccolto; in 50 anni l'Inquisizione li ribaltò in eretici.
Nel 1966 Carlo Ginzburg riconobbe in questi riti i resti di un antico sciamanesimo agrario europeo.

Gorizia 🇮🇹 e Nova Gorica 🇸🇮 ISONZO ❤️
18/03/2026

Gorizia 🇮🇹 e Nova Gorica 🇸🇮
ISONZO ❤️

Una mattina del settembre 1947, i goriziani si svegliarono con il filo spinato davanti a casa.

Non era una metafora. Era il confine.

Il Trattato di pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947, aveva tagliato la città di Gorizia in due metà esatte. Da un lato l'Italia. Dall'altro la Jugoslavia. Il confine non seguì un fiume, non seguì i boschi: passò in mezzo a Piazza Transalpina, uno dei simboli della città, spaccandola geometricamente a metà.

La stazione ferroviaria rimase dall'altra parte — territorio jugoslavo. Intera, irraggiungibile.

Sul lato italiano, il filo spinato rimase fino al 1954. Poi venne sostituito da qualcosa di più permanente: un muretto di mezzo metro sormontato da pilastri in calcestruzzo. Meno romantico del filo. Più definitivo.

Aspetta.

Il Muro di Berlino fu costruito nel 1961. Quando cadde, nel 1989, i giornali di mezzo mondo lo chiamarono «la fine di un'era».

A Gorizia quel muro era lì dal 1947. Quattordici anni prima. E per quarantadue anni nessuno ne parlò come di un caso storico da ricordare.

Dall'altra parte della recinzione nacque una città nuova, costruita dal nulla sul territorio jugoslavo: Nova Gorica. Due città gemelle separate prima ancora che l'altra gemella famosa — Berlino — venisse mai divisa.

La riunificazione non arrivò con la caduta del muro di cemento, avvenuta nel febbraio 2004 con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea. Arrivò tre anni dopo, il 20 dicembre 2007, quando la Slovenia entrò nello spazio Schengen.

Solo allora Piazza Transalpina tornò intera — senza documenti, senza controlli, senza recinzioni.

Oggi al centro della piazza campeggia una rosa dei venti con i colori dei due Paesi. Ci si passeggia come se nulla fosse mai successo.

Nel 2025, Gorizia e Nova Gorica sono state proclamate insieme Capitali europee della cultura.

Due città che per sessant'anni non riuscivano a condividere una piazza, oggi condividono un titolo europeo.

In breve:
Nel 1947 il confine della Pace di Parigi spaccò Piazza Transalpina a Gorizia in due metà: una italiana, una jugoslava.
La divisione avvenne 14 anni prima del Muro di Berlino e durò fino al 2007, con l'ingresso della Slovenia nello spazio Schengen.
Nel 2025, Gorizia e Nova Gorica — le due città gemelle un tempo separate — sono Capitali europee della cultura.

11/03/2026

ISONZO ❤️
FVG ❤️

Vi aspettiamo ❤️

B&B Isonzo

17/02/2026

Bisiachi forever ❤️

19/01/2026

Grado ❤️

28/12/2025

🗻 Canin - 17,2 ❄️
FVG ❤️

Indirizzo

Via San Francesco 5
Turriaco
34070

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Bed & Breakfast Isonzo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Bed & Breakfast Isonzo:

Condividi