Semo Veneti

Semo Veneti Storia, cultura, territorio, lingua
I pilastri identitari del Popolo Veneto Independensa Veneta o Morte itajana

El Festival de musica istroveneta st'ano gavarà na tapa anca a Triban (PD) sabo che vien, 13 zunjo.
07/06/2026

El Festival de musica istroveneta st'ano gavarà na tapa anca a Triban (PD) sabo che vien, 13 zunjo.

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05/06/2026

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Le locandine in istrovenetoSte locandine ze una più bela de st’altra. E tute ze scrite in  istroveneto, la variante istr...
04/06/2026

Le locandine in istroveneto

Ste locandine ze una più bela de st’altra. E tute ze scrite in istroveneto, la variante istriana de la lingua veneta, che po’ ze na lengua veneta spuada, storica, come el triestin, come el fiuman. No in italian. In lengua veneta. La lengua che par qualche inteletual nostran no esiste, e del resto par lori gnanca el popolo veneto esiste, semo tuti italiani e basta, fioi de Garibaldi e de Vitorio Emanuel, tuti compagni dae Alpi ae Piramidi, e la Serenissima jera na republicheta marinara come Amalfi. Tuti italiani e basta. E invese varda un fià, quando che in Istria i vol capirse, quando che i vol parlar al cuor de la so zente, i parla in veneto. In istroveneto.

BOVOETI E CARAGOI...Fanno parte delle specialità della cucina veneta e sono da sempre presenti sia nelle osterie che nei...
04/06/2026

BOVOETI E CARAGOI...Fanno parte delle specialità della cucina veneta e sono da sempre presenti sia nelle osterie che nei ristoranti più rinomati.
I bovoeti sono chioccioline lessate e condite con molto aglio, olio, prezzemolo e sale. Raccolti da maggio ad ottobre, se ne trovano di tipi diversi, i più dolci sono quelli "da vida", quelli cioè che si raccolgono sulle foglie delle viti, un po' più amarognoli e meno apprezzati proprio per questo motivo, quelli da "articioco" che vengono dalle piante di carciofi dell'estuario.
Definiti "magnolezi" per il fatto che una volta iniziato a mangiarli non si smetterebbe mai, sono ancor oggi molto ricercati, come le chioccioline di mare detti "caragoi" che non si trovano quasi più nelle pescherie.
Un tempo venivano venduti per strada,verso la fine dell'inverno, tenuti caldi dentro ad un cesto imbottito di panno che conteneva anche le r**e con infitti gli stecchini che servivano ad estrarli. Il grido di "Oi caragoi! Li go tondi e longhi i caragoi caldi! Bei caragoi e con l'ago eh!" è risuonato a Venezia fino a non molti anni fa quando ne è stata proibita la vendita da parte dei girovaghi.
Da Luigi Martignon, poeta veneto del primo '800 questa laude:" Magnarghene se pol più de un corbato senza che i possa fare gnente de mal....E bevendoghe drio l'è quel piaser che in estasi el palato ve tratien".
Un tempo, le conchiglie dei caragoi venivano raccolti da speciali incaricati, per essere utilizzati, previa pulitura e levigatura, per farne collane e altri monili: ve le ricordate?

tratto da Veneti nel tempo

A Rovigo, il nome sembra avere il profumo dei fiori.Perché questa città, che sta nel cuore del Polesine, si porta dietro...
04/06/2026

A Rovigo, il nome sembra avere il profumo dei fiori.

Perché questa città, che sta nel cuore del Polesine, si porta dietro un nome così dolce? Qui la storia non arriva mai da sola: si mescola ai racconti, alle ipotesi, alle leggende dette piano e poi ripetute per secoli, fino a diventare quasi parte del paesaggio.

C’è chi fa risalire il nome al greco «rhodon», che vuol dire rosa. Ed è da qui che nasce l’idea della città delle rose. Un’immagine semplice, facile da ricordare, ma anche perfetta per una città che non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare.

Però Rovigo non è solo un nome bello da dire. È una città che vive tra due grandi fiumi, il Po e l’Adige, dentro una terra che per secoli è stata passaggio, confine, incrocio. Una zona dove l’acqua ha fatto paura, ma ha anche protetto. Dove le paludi, in certi momenti, hanno tenuto lontane le invasioni. Dove tutto sembra quieto, ma sotto la calma c’è una storia dura, antica.
Il primo documento sicuro che la riguarda è del 24 aprile 838. All’epoca viene descritta come un borgo rurale, con un nome diverso da quello di oggi. Già questo basta a far capire una cosa: Rovigo non nasce come città “importante” nel senso classico del termine. Cresce piano. Si forma. Si difende. Cambia pelle.

Poi arriva il 920, quando il vescovo Paolo Cattaneo fa costruire una fortificazione per mettere al riparo la sede vescovile. E da lì in poi la storia si muove: il centro si rafforza, il territorio diventa sempre più strategico, e Rovigo smette di essere solo un borgo e comincia a prendere forma come città vera.

Ed è qui che il dettaglio della rosa diventa ancora più curioso. Perché non parliamo solo di un fiore bello da vedere. Parliamo di un nome che, secondo una lettura antica, porta dentro l’idea della bellezza già dall’origine. Come se la città avesse voluto presentarsi così fin dall’inizio: con grazia, ma senza ingenuità.

È questo il punto che resta addosso. Rovigo non è una città che si capisce in un attimo. Ti sembra semplice, poi scopri che sotto c’è acqua, confine, difesa, documenti antichi, nomi che cambiano, e perfino una rosa nascosta dentro una parola.

E a volte basta questo per guardarla con occhi diversi.

tratto da Quel che non sapevi

Indirizzo

Venice

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