B&B L'Erba degli Abrighi - CITR 008065beb0005

B&B L'Erba degli Abrighi - CITR 008065beb0005 Struttura ubicata al crocevia di importanti luoghi, culturali, archeologici, turistici e commerciali. Una rilassante sosta tra Sanremo e Montecarlo.

io dieri piuttosto... giu le spranghe dai nostri figli e nipoti da parte di "certe forze dell'ordine" che di ordine non ...
25/02/2024

io dieri piuttosto... giu le spranghe dai nostri figli e nipoti da parte di "certe forze dell'ordine" che di ordine non sanno nemmeno dove stia di casa...

"Penso al dibattito che c'è sulle forze ordine. (ANSA)

probabilmente la bamba fa un effetto devastante...
25/02/2024

probabilmente la bamba fa un effetto devastante...

"Le parole del presidente si leggono ma non si commentano". (ANSA)

26/12/2022

La ridicolaggine di questo governo, parte 2.

Dopo la genialata della caccia consentita anche nei centri urbani, arrivano le manovre economiche. Fra queste ovviamente la più eclatante è l'abolizione più o meno mascherata del reddito di cittadinanza.

Innanzitutto, il reddito verrà tolto a chi non accetta una, e una sola, offerta di lavoro, di qualunque tipo e in qualsiasi parte del territorio nazionale. In più, il RDC non verrà erogato a chi non ha completato l'obbligo scolastico.

Adesso immaginiamo Marco, 56 anni, ex muratore con la quinta elementare: per lui niente RDC a meno che non si iscriva nuovamente a scuola.
Oppure Luigi, 58 anni, ex ragioniere presso una ditta che ha chiuso i battenti: se non accetterà un posto da muratore o da facchino, perderà il diritto al RDC.
Oppure Anna, trentenne di Caltanissetta, che non potrà più usufruire del RDC se non accetterà un lavoro part time a 600 euro al mese a Bolzano.

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

-Margherita G.

26/12/2022

IL FASCISMO NON E' UN'OPINIONE E' UN CRIMINE.

La decisione del Tribunale di Roma dà ragione a FB. L'oscuramento dei profili di Casapound era legittima anzi doverosa.

21/12/2022

Modesta Rossi era nata a San Martino d'Ambra, in provincia di Arezzo, il 5 maggio del 1914.
Nel 1935 sposò Dario Polletti, insieme al quale mise al mondo cinque figli.
Nel 1943 Dario si unì alla Banda Renzino, con la forte volontà di liberare il Paese dal Nazifascismo. Ben presto anche Modesta intese dare il proprio contributo alla squadra partigiana, assumendo il ruolo fondamentale di staffetta.
Il 29 giugno del 1944, a seguito della battaglia di Montaltuzzo, i fascisti scoprirono il ruolo di staffetta di Modesta, cosi duramente un rastrellamento la arrestarono e la interrogarono violentemente, allo scopo di estorcerle informazioni sul marito Dario e gli altri componenti della banda partigiana.
Modesta non proferì parola, con la consapevolezza che non avrebbe mai più rivisto i suoi figli. E cosi accadde, ma dovette subire il dolore più grande per una madre, assistere all uccisione del proprio figlio. Si, perchè Modesta fu legata ad una sedia con il proprio bambino di appena 13 mesi, e quando i vili fascisti compresero che non avrebbe mai parlato, pugnalarono prima il piccolo bimbo e poi la sua mamma.
Gli altri quattro figli scamparono miracolosamente alla morte.
Il corpo di Modesta fu ritrovato in un capanno, dato alle fiamme, insieme a quelli di altre persone. Stringeva ancora al seno il suo bambino, ultimo atto di protezione materna.
Il martirio di Modesta, e insieme a lei quello di centinaia di altre donne della Resistenza, riempie una pagina di Storia rimasta senza inchiostro per molti anni a seguire.
Io ne parlerò ancora.
Parlerò ancora del coraggio e del sacrificio di quelle donne: parlerò del coraggio delle donne.
Modesta Rossi,
medaglia d'oro al valor militare ✊🌷
Biagio Merandi
🌷

11/08/2022

Gustavo Zagrebelsky costituzionaista analizza la "riforma" presidenzialista proposta da Meloni. E le sue possibili derive autoritarie

https://www.repubblica.it/cultura/2022/08/06/news/gustavo_zagrebelsky_il_presidenzialismo_e_ancora_un_rischio_per_questitalia-360665881/?ref=RHTP-BH-I360547332-P3-S6-T1
"Il presidenzialismo proposto da Giorgia Meloni potrebbe tradursi in un regime autoritario sul genere di quello di Orbán, dove il presidente della Repubblica perde il ruolo di garante della Costituzione perché non è più una figura super partes. E sotto il suo potere - o sotto il potere del Partito del Presidente - il Parlamento rischierebbe di rimanere schiacciato, in una condizione di ricatto permanente". Gustavo Zagrebelsky, maestro di diritto costituzionale ed ex presidente della Consulta, ha in mano il testo della proposta di legge costituzionale presentato da Fratelli d'Italia. "Io non sono contrario al modello presidenzialista in sé, ma alle conseguenze che potrebbe avere in Italia. Ogni forma di governo è come un abito che deve essere indossato: bisogna tenere conto delle caratteristiche specifiche del corpo di una nazione, anche dei suoi difetti".
Professor Zagrebelsky, che cosa la preoccupa di più?
"Partiamo dal testo introduttivo della proposta di legge. Sembra che la scelta della forma di governo sia qualcosa che si fa in astratto. Come entrare in un bazar delle istituzioni e scegliere dagli scaffali questo e quello senza interrogarsi seriamente sull'ethos pubblico del proprio paese. E allora bisogna ripartire dai classici".
Che cosa dicono i classici?
"Dicono che ogni forma di governo, e quindi l'architettura dello Stato, deve essere adatta alla base sociale e politica del Paese in cui deve essere realizzata. Non è come la formina che si mette sulla sabbia per ottenerne le diverse sagome. O forse è più efficace l'analogia sartoriale: non esiste un abito che in astratto va bene per tutti: bisogna tener conto delle caratteristiche e anche delle malformazioni del corpo che deve indossarlo. Solo così puoi cucirgli addosso un abito adatto".
Fuor di metafora, perché il popolo italiano è poco adatto al presidenzialismo?
"La risposta ha radici profonde nella nostra storia. Tacito negli Annali parlava di ruere in servitium: si riferiva alla propensione dei romani di accorrere al servizio dell'imperatore Tiberio. Ecco, esiste una nostra attitudine a servire il potente che è ampiamente dimostrata dal consenso plebiscitario a Mussolini sotto il fascismo. Un affrettarsi sul carro del vincitore che può rovesciarsi anche nel suo contrario, ossia nell'abbandonarlo precipitosamente ai primi segni di debolezza. Uno sbandamento tra l'amore acritico e il dileggio estremo che fa parte della storia degli italiani. Vi fa riferimento anche Manzoni quando accenna al "servo encomio" e al "codardo oltraggio". Noi abbiamo questa pulsione ad adeguarci, che può contagiare i poteri economici o l'informazione: non mancano gli esempi".
Quindi il sistema presidenziale in Francia non corre gli stessi rischi perché abbiamo una storia diversa?
"Corre sempre dei rischi, ma di diversa natura: lo spirito pubblico francese è tutt'altro che ruere in servitium. In Francia hanno fatto le rivoluzioni, in Italia non ne abbiamo mai viste. E oggi i francesi sono capaci di promuovere scioperi che paralizzano il Paese per settimane".
Il presidenzialismo fu proposto anche da personalità della cultura democratica. Nel testo che introduce la legge compare un lungo elenco: da Salvemini a Calamandrei, da Valiani a La Pira.
"Sì, a dire il vero ci mettono anche il nome di Randolfo Pacciardi, che in fatto di democrazia non ci fa sentire così al sicuro: prima di morire ammise di aver progettato un golpe nel 1974. Il presidenzialismo fu respinto dall'Assemblea Costituente in base a quello che qualche sottile politologo ha chiamato "la paura del tiranno": venivamo appunto da vent'anni di dittatura fascista. Ma io oggi insisterei di più sul "complesso del servo" che ha radici ancora più antiche nella storia d'Italia. Ed è quello che oggi rende pericoloso il cambiamento dell'assetto di governo. Il presidenzialismo è in fondo una forma di estremismo. C'è uno che vince e uno che perde, o di qua o di là: più estremo di così! Linguaggio bellico. Invece i regimi parlamentari sono quelli affidati all'interlocuzione. Non uso a caso questa parola".
Nel testo della legge viene rivendicato il passaggio da "una democrazia interloquente" a "una democrazia decidente".
"Le parole sono rivelatrici. Ora "interloquire" è sinonimo di "partecipazione". Quindi ciò che vuole Fratelli d'Italia è un governo forte, che esclude la partecipazione a favore della decisione. Ma la decisione - come ci rivela l'etimologia - è qualcosa che divide. E chi perde resta tagliato fuori da tutto. Ma se questa fosse la visione della democrazia allora avrebbe ragione il bravo Rousseau: gli inglesi credono di essere liberi, ma in realtà lo sono solo quando votano. E per quattro anni restano servi dei vincitori. Noi abbiamo della democrazia un'idea diversa, dove la libertà non si esercita solo al momento del voto ma si incarna in procedure anche conflittuali su ogni problema. È questa "l'interlocuzione" che vorrebbero bandire".
Quindi oggi che cosa rischiamo?
"Gli italiani devono scegliere: se vogliono una democrazia con il vincitore - un regime autoritario alla Orbán - o una democrazia senza vincitori e vinti ma dove ogni parte politica, nella misura del consenso che ha ottenuto, lo spende in una dinamica quotidiana nel rispetto della partecipazione di tutti".
Lei dice che rischiamo un regime alla Orbán. Vogliamo spiegare cosa prevede la nuova legge?
"La prima incongruenza riguarda la figura del presidente della Repubblica. Se si realizzasse la proposta di Meloni, diventerebbe un soggetto governante e iperpoliticizzato: eletto a suffragio diretto, con il sostegno di una forza politica, nomina il primo ministro, su proposta del premier nomina e revoca i ministri, e presiede il Consiglio dei ministri salva delega al primo ministro. Ora una figura di questo genere è espressione di una sola parte politica, quella che ha vinto, non è più super partes e quindi non si può pretendere che sia garante della Costituzione che è un bene di tutti. Nel nuovo articolo 83 della Costituzione riscritto da Fratelli d'Italia leggo che il presidente della Repubblica vigila sul rispetto della Carta. Ma il vincitore non può essere garante".
È l'unica incongruenza?
"No, credo ne emergeranno molte altre. Mi limito a segnalarne una seconda. A un certo punto compare inopinatamente la "sfiducia costruttiva": il Parlamento può votare la sfiducia al governo ma deve contemporaneamente indicare il nome del nuovo primo ministro. Si tratta di un istituto iperparlamentarista preso dal modello tedesco, che ha senso solo in un sistema parlamentare. Siamo dinnanzi a una clamorosa contraddizione rispetto all'ispirazione presidenzialista della legge. Come se davvero chi l'ha scritta avesse spiluccato di qua e di là, un po' dal modello francese un po' dal sistema tedesco, nella speranza che il tutto regga".
Non si può intendere come il tentativo di controbilanciare il potere del presidente?
"No, il potere del presidente - e del suo partito - resta schiacciante. Il presidente della Repubblica può disporre lo scioglimento delle Camere: è così anche oggi, ma in un contesto radicalmente diverso. Il presidente attuale non ha un suo partito politico, e non ha la necessità di averlo. Mentre, con l'elezione diretta, il presidente ha necessità di un partito che lo sostenga in campagna elettorale. In questo modo, se non il presidente, il partito del presidente avrebbe un potere di pressione e di ricatto enorme sul Parlamento: che cosa succede se l'assemblea legislativa non si piega alla sua volontà?".
C'è il rischio di una involuzione autoritaria?
"Chi non si adegua potrebbe rischiare di essere represso. Pericolo tanto più grave in situazioni come quelle che si prospettano nel futuro, molto calde sul piano della pace sociale. Proprio per questo la democrazia dell'interlocuzione deve essere difesa con le unghie e con i denti".

Come siamo arrivati a questo punto?
"Questa proposta di legge è un manifesto che chiama a raccolta chi ha "in gran dispitto" la fatica e le procedure della democrazia parlamentare. Se attira gli elettori è perché è diffusa nel Paese una sorta di frustrazione democratica, tra delusione e rinuncia. Di fronte a questa frustrazione che uscite ci sono? Una è la rassegnazione: allora largo agli autoritarismi. L'altra è l'impegno democratico".
Il suo stato d'animo?
"Sono preoccupato, pensando a tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia. Essa non è sinonimo di buon governo, ma è l'unico assetto politico che garantisca la dignità politica di tutti. Gli altri regimi non prevedono cittadini, ma sudditi. E, a proposito, mi ha colpito che nella proposta di legge si parli di italiani, non di cittadini italiani, come sta scritto nella Costituzione del 1948. È una sfumatura, ma significativa. Anche la scelta delle parole restituisce una diversa idea della democrazia e dell'inclusione".

Indirizzo

Via Maneira 28 Bis
Ventimiglia
18039

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