B&B Cucutí

B&B Cucutí "La casa e' il rifugio del sognatore" www.cucuti.it

La ristrutturazione di un immobile cosi' malridotto mi ha insegnato che l'amore per le cose ed i luoghi, cosi' come quello per le persone, richiede pazienza, dedizione ed infinita cura. Ad oggi i risultati mostrano che quello stesso amore ha saputo crescere con orgoglio tra gli angoli di questa casa, ed i momenti di abbandono e decadenza sembrano ormai dimenticati.

Poi arrivava il Natale.Un tempo la neve cadeva copiosa e precoce, e con sé portava lo spirito del Natale. L’albero era u...
24/12/2025

Poi arrivava il Natale.
Un tempo la neve cadeva copiosa e precoce, e con sé portava lo spirito del Natale. L’albero era un abete vero, ruvido e vivo, odoroso di resina, e quell’odore si mescolava allo stracotto che sobbolliva lento nel coccio, coperto da un piatto colmo di vino rosso. Accanto, a tavola, regnava il bollito, severo e rispettato come un patriarca.
Il nonno sceglieva la carne dal signor Bidolla, il macellaio del paese. Alto, longilineo, il volto rosato come i tagli che disponeva sul marmo bianco, maneggiava ogni pezzo con una cura che aveva qualcosa di solenne. Sua moglie, Iose, con i capelli sempre freschi di bigodino, parlava di arrosti, di spezie, di cotture lente. Entrare in quella bottega significava perdere il senso del tempo: si restava lì, sospesi tra le chiacchiere, le attese, i saluti che non finivano mai. A dicembre, Bidolla ornava la vetrina con rami d’alloro, e le carni parevano messe in scena.
In cucina, intanto, una grande pentola accoglieva cappone, reale, cappello del prete, pernice. L’alloro e il pepe riempivano l’aria di un profumo che non era solo cibo, ma promessa. La cucina economica a legna respirava piano. Dal forno uscivano mele cotte alla vaniglia. L'Imperia stendeva la pasta fresca, e la farina sparsa sul tavolo raccontava di un’alba già vissuta, di mani che lavoravano senza bisogno di parole.
Nel borgo c’era anche la bottega delle sorelle Stella e Turina, dette le Ciancioline. Scura, antica, con quell’odore di umido e di candele spente che oggi riconoscerei a occhi chiusi. Visi duri, foulard annodati, battute pronte e cattive. Tirchie, sospettose, amate soltanto dal gatto Gianni e dal nipote Quirino, che tutti chiamavano Caramella. I bambini le prendevano di mira con le p***e di neve, e loro uscivano urlanti, il naso di Turina che pareva volerle precedere il corpo. Eppure, dentro quella bottega, c’era il mondo intero: addobbi fragili, caramelle alla menta, passamaneria, cravatte con l’elastico, persino medicine vendute sottovoce. Si usciva sempre con qualcosa in tasca, e con un po’ di Natale addosso.C’è stato un tempo in cui il Natale non si aspettava ma arrivava. E bastava.

B&B Cucutí

05/11/2025

Sullo speciale NATALE di CASA ANTICA angoli di Natale di questo piccolo mondo antico chiamato Cucuti

Seguici su IG
CasAntica

Ottobre arriva in punta di piedi, ma con il passo deciso di chi sa cambiare il volto alla campagna.Nei vigneti, le viti ...
01/10/2025

Ottobre arriva in punta di piedi, ma con il passo deciso di chi sa cambiare il volto alla campagna.
Nei vigneti, le viti hanno ormai lasciato andare i grappoli più belli; i filari si spogliano e sembrano respirare un silenzio nuovo, un silenzio fatto di attesa. Sulle colline, i contadini bruciano le potature accumulate in estate: il fumo sale lento, profumato di legno e foglie secche, e si mescola con la nebbia che al mattino abbraccia i campi.

I tramonti d’autunno sono diversi da quelli estivi. Hanno un calore più intimo, un oro che sfuma nel rame e nel rosso cupo. Il sole si ritira presto dietro i crinali, lasciando spazio a un’ombra fresca, che invita a rientrare in casa. E lì, dietro le finestre, compaiono i primi fuochi nei camini. Il crepitio della legna e il gioco delle fiamme trasformano ogni stanza in un rifugio.

Le giornate si accorciano, la luce si affievolisce, e la sera porta con sé il desiderio di rallentare. Si apparecchiano tavole illuminate solo da candele, il vino nuovo scorre nei bicchieri, e i Nonni raccontano storie di vendemmie passate, di annate buone e di stagioni difficili.

Fuori, nei tini, il mosto ribolle con un suono vivo, come un cuore che batte. È il respiro della campagna, che, dopo lo sforzo della vendemmia, si prepara al riposo invernale. I campi odorano di terra umida e foglie marce, i boschi iniziano a tingersi di ocra e marrone.

Mi trovate sul numero di OTTOBRE di CASA ANTICA CasAntica
con le foto di Roberto Mastroianni Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Si conservavano sempre i semi della zucca migliore, come piccoli tesori che avrebbero dato nuova vita alla stagione succ...
27/09/2025

Si conservavano sempre i semi della zucca migliore, come piccoli tesori che avrebbero dato nuova vita alla stagione successiva. Li si ripiantava con pazienza, e poi si attendeva, quasi in silenzio, il miracolo della loro maturazione. Le piante, splendide e sfacciate, si propagavano con imperioso ardore, abbracciando la terra, avvolgendo perfino il vecchio pesco, ormai compagno silenzioso di quelle stagioni.

Le ricette di mia nonna Cetta erano innumerevoli, gelosamente custodite, e ancora oggi perpetuano la loro magia nelle vecchie pentole di rame e di coccio. Il pane di zucca, reso morbido da “una noce” di strutto; i tortelli con la coda, orgogliosi e sontuosi; la crema profumata al rosmarino, cosparsa di un trito grossolano di mandorle. Ogni piatto era un rito, un dono semplice eppure regale.

Ricordo lei e Reno, chini per ore a ripulire le zucche, con gesti lenti, ritmati dal silenzio e da qualche parola appena accennata. Poi le porzioni finite, accuratamente riposte nel grande freezer acquistato con i guadagni della vendita del vino. Così la zucca accompagnava la nostra tavola per tutto l’anno, regina discreta dei lunghi inverni nevosi, presenza costante nelle zuppe fumanti e nelle minestre che riscaldavano il cuore.

E in Autunno immancabile, troneggiava sulla tavola. Nelle serate fredde o durante le festività quando la tradizione imponeva di cenare “di magro”, era lei, la zucca, a dare colore e sostanza, vestendo di calore i piatti che illuminavano i lini bianchi ed inamidati.

Nelle mani di mia nonna questo ortaggio diventava nobile, quasi un dono sacro: la sua luce aranciata confortava lo sguardo e l’anima, trasformando la semplicità in ricchezza. Così la ricordo, la zucca, come la vera regina dei nostri inverni: una regina silenziosa, che parlava la lingua dell’amore, della pazienza e della memoria.

Foto Solli Kanani
Location B&B Cucutí

21 settembre All’improvviso, il suono delle campane vibra nell’aria, solenne e profondo. È la prima messa, il richiamo a...
21/09/2025

21 settembre

All’improvviso, il suono delle campane vibra nell’aria, solenne e profondo.
È la prima messa, il richiamo antico che ridesta la campagna dal suo torpore. Le persiane si aprono scricchiolando, le porte cigolano, le case socchiudono i loro occhi ancora assonnati. Un piccolo mondo si rianima piano.

La vendemmia attende, e già nell’aria si sente la febbre operosa delle mani che fremono, delle ceste che si preparano a riempirsi, dei torchi e dei tini che aspettano il loro compito. Giù nelle cantine il mosto ribolle, fermenta nei tini panciuti e il suo respiro caldo e dolce si diffonde lieve. L’odore si sparge per le vie del borgo, si mescola al profumo della terra bagnata, al fumo che promette legna nei camini, al pane che cresce lento nei forni. Ogni fragranza si intreccia all’altra in un’armonia che sa di casa e di vita.

La brezza settembrina, frizzante e pungente, corre tra le strade e i campi, sospinge profumi, voci, suoni.

Così l’alba si fa struggente. È la promessa della vendemmia, del vino che nascerà dai grappoli rossi. E in questo momento sospeso, sembra che il mondo intero sia racchiuso in questa alba che odora di mosto, di rugiada e di eternità.


Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Storie di cucina al B&B La cucina è l’anima della casa: il cibo non solo nutre, ma accarezza l’animo, lo consola, lo acc...
17/09/2025

Storie di cucina al B&B

La cucina è l’anima della casa: il cibo non solo nutre, ma accarezza l’animo, lo consola, lo accende di passione, ne diletta i sensi.
C’è sempre un filo di magia tra quelle mura: gli ingredienti che si cercano e si incontrano, le spezie che sprigionano ricordi lontani, i gesti che, a volte, sfiorano la sensualità di una danza. E poi gli utensili, i tegami, che paiono animarsi come attori sul palcoscenico di una piccola operetta fatta di vapore, profumi, piaceri e memorie.

Roberto Foto Tommaso Mastroianni

SettembreTi attendevo con speranza,ho archiviato Agosto e i suoi ardori,invocavo la tua leggerezza,la tua gentilezza,la ...
07/09/2025

Settembre

Ti attendevo con speranza,
ho archiviato Agosto e i suoi ardori,
invocavo la tua leggerezza,
la tua gentilezza,
la luce che a poco a poco
si affievolisce con garbo.

Amo le tue brezze spumeggianti,
cariche di mosto e memoria,
che sanno condurre l’anima
verso angoli nascosti
di un tempo perduto.

La vendemmia avanza affannata,
un tempo giungeva fino ad ottobre,
e nemmeno la pioggia lieve
poteva fermare le mani,
né i piedi sprofondati nel fango,
né le carriole esanimi.
Il timore delle muffe
era forza segreta,
il pane fragrante e i fichi tardivi
una dolce ricompensa.
E quando il giorno cedeva alla sera,
il vino borioso traboccava
dalle scodelle violacee,
macchiando la candida tovaglia
di nonna Cetta.
Attorno al tavolo
non c’era posto per la stanchezza:
solo fumo di nazionali,
briscola e imbroglio,
grappe proibite,
pane caldo con pestata di lardo.

La cucina economica vegliava,
custode di arrosti opulenti,
di un pranzo promesso all’alba,
mentre la speranza
di un’annata superba
si perdeva in spuma rosa.
Un tempo i borghi festeggiavano
con carri trainati dai buoi,
carichi di uva, damigiane, tavoli, sedie:
osterie ambulanti per le vie,
mentre tralci di vite adornavano porte,
e botti consunte offrivano vino e mosto.

Le donne pestavano gli acini
a piedi nudi nei tini,
le gonne svolazzanti,
i volti violacei,
la spensieratezza negli sguardi.
Per quel giorno il rossetto
e i santi sul comò
potevano attendere.
Le fisarmoniche accompagnavano
il lento incedere dei carri festosi,
la gente saliva e scendeva
ad ogni angolo del paese,
e il vino, spavaldo e spumoso,
riempiva le scodelle,
placando gli animi.

Roberto Foto Tommaso Mastroianni

15 agostoLe sere d’agosto arrivavano lente, col cielo che si tingeva di porpora.Il vento portava con sé l'odore del fien...
15/08/2025

15 agosto

Le sere d’agosto arrivavano lente, col cielo che si tingeva di porpora.
Il vento portava con sé l'odore del fieno tagliato
e nelle corti noi bambini giocavamo ancora scalzi, rimandando il momento di rientrare.

Quando le prime luci si accendevano lungo il viale,
la balera cominciava a riempirsi.
Si sentiva il fruscio delle gonne a godet delle signorine,
abiti cuciti con cura dalle mani esperte delle sarte del paese.
Il cotone leggero, la seta, qualche merletto custodito come un tesoro.

I mocassini si lucidavano e si stringevano i lacci delle scarpe da ballo ormai consumate
da tanti giri di valzer e mazurke.

L’orchestra, su un palco addobbato con lucine e drappi colorati,
accordava gli strumenti: il clarinetto che soffiava
il contrabbasso che borbottava piano,
la fisarmonica che già sussurrava le prime note.
I lustrini delle giacche degli orchestrali brillavano
e ogni colpo di bacchetta del direttore era una promessa:
"Si comincia."
La musica si alzava leggera,
e una brezza di collina portava le note lontano,
oltre le case, nei campi, fino alle corti dove gli anziani
aspettavano con le sedie allineate.
Li vedevi chiudere gli occhi, ascoltare,
e forse tornare con la memoria a un’altra estate,
a un primo ballo, a una mano stretta con timidezza, chi rivedeva un volto perduto..

Sotto le luci calde della pista,
i corpi si avvicinavano, si sfioravano, si allontanavano
seguendo il ritmo delle danze.
C’era chi ballava per amore,
chi per dimenticare,
e chi semplicemente perché beatitudine.

Sotto i viali alberati, le coppie si appartavano
per scambiarsi parole che nessun altro doveva sentire.
Le altalene dondolavano lente,
e per un istante pareva davvero che potessero toccare le stelle.

E poi, quando la musica rallentava e la notte si faceva più profonda,
restava il silenzio delle scarpe che strisciavano sul pavimento,
il respiro affannato di chi non voleva smettere,
e il pensiero che domani, forse,
tutto sarebbe ricominciato uguale,
perché certe magie non finiscono mai davvero.

foto Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Indirizzo

Casa Pallaroni 10, Vicobarone
Ziano Piacentino
29010

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando B&B Cucutí pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a B&B Cucutí:

Condividi